S|STYLE 2026: 10 designer e materiali biotech per ripensare la moda a Milano

S|STYLE 2026: 10 designer e materiali biotech per ripensare la moda a Milano
S|STYLE 2026: 10 designer e materiali biotech per ripensare la moda a Milano

La nuova visione del guardaroba alla Milano Fashion Week

Il 25 e 26 settembre 2026, la sede milanese di Kering Italia in via Senato ospita S|STYLE 2026 – Wardrobe Edition. L’evento si inserisce nel calendario ufficiale della Milano Fashion Week Donna.

Fondata nel 2020 e curata da Giorgia Cantarini, la piattaforma collabora con il Kering Material Innovation Lab (MIL) per ripensare la filiera del lusso. Il progetto coinvolge dieci designer internazionali con un mandato preciso: cancellare i confini tra abbigliamento, calzature e accessori per trattare l’abito come un unico ecosistema funzionale.

Lo scambio di ruoli tra stilisti e accessory designer

L’approccio operativo di questa edizione sovverte le competenze tradizionali. Agli specialisti dell’abbigliamento è stata affidata la creazione di un look completo corredato da una borsa, mentre i designer di accessori si sono misurati con la costruzione di un total look.

«Parliamo spesso dei designer emergenti come della moda di domani, ma in realtà stanno già definendo la moda di oggi», ha dichiarato la curatrice Giorgia Cantarini. La contaminazione tra settori mira a sbloccare nuove soluzioni formali senza intaccare le radici culturali dei singoli brand.

I dieci protagonisti della scena internazionale

I partecipanti provengono da Europa, Asia, Medio Oriente e Stati Uniti, accomunati dall’uso di metodologie a basso impatto ambientale.

  • Giuseppe Buccinnà (Italia): laureato in ingegneria civile al Politecnico di Milano, trasferisce principi strutturali e calcoli volumetrici direttamente sui corpi.
  • Lorenzo Seghezzi (Italia): esplora la corsetteria e la sartoria attraverso una riflessione sull’identità queer e le forme scultoree.
  • Maximilian Raynor (Regno Unito): unisce un’estetica teatrale al recupero di deadstock, collaborando per l’occasione con Made For a Woman per accessori in rafia del Madagascar.
  • Ayham Hassan (Palestina/Regno Unito): attivo tra Ramallah e Londra, integra il patrimonio tessile palestinese e il drappeggio sartoriale d’avanguardia.
  • BHUMI (Paesi Bassi): fondato da Emma Van Engelen, sperimenta con stampa 3D, risorse vegetali e modelli decentralizzati, scelti in passato anche da Julia Fox e Nicola Coughlan.
  • Invasive Modification (Georgia): il duo composto da Nicolas Grigorian e Nina Ivanovna estende la propria estetica biomeccanica dalle calzature a un’intera silhouette.
  • MATHO (Francia): brand di maglieria fondato da Léa Mathonière Fallot, ex Chanel ed Hermès, focalizzato su costruzioni organiche e filati tecnici.
  • Srushti Patil (India): propone pezzi unici d’ispirazione scultorea, rifiutando le logiche della produzione seriale.
  • QUINE LI (Cina/USA): fondato da Kuai Li dopo gli studi al FIT di New York, fonde architettura della forma e sartoria sperimentale.
  • OMÔL (Francia/Camerun): Nathalie Chebou-Moth reinterpreta le maschere rituali africane su modelli a preordine realizzati tramite upcycling.

La transizione materica guidata dal Kering MIL

Il Kering Material Innovation Lab ha supportato i creativi fornendo risorse tessili di nuova generazione. La sperimentazione supporta l’obiettivo industriale del gruppo Kering di ridurre del 30% l’utilizzo della pelle animale entro il 2028.

«Le qualità sensoriali dei materiali hanno dato forma a un guardaroba che riflette una pluralità di visioni contemporanee», spiega Christian Tubito, Material Innovation Lab Director. Il ventaglio tecnologico comprende biomateriali a base micelio, proteine, cellulosa, scarti di fermentazione e fibre ricavate da agricoltura rigenerativa.

Ayham Hassan impiega Lunaform di Gozen, nanocellulosa pura generata da microrganismi, trattata con i bio-pigmenti Sparxell. BHUMI introduce BioCir®flex3D di Balena per la stampa tridimensionale, combinato a tulle riciclato e seta biologica.

Giuseppe Buccinnà impiega il tessuto ibrido Planeta di Pasubio, derivato da poliammide di pneumatici dismessi e biopolimeri, associato ai finissaggi effetto suede di Innovera (Modern Meadow). Le dieci collezioni debuttano nello spazio di via Senato in un allestimento a cabina armadio comune, accessibile come un percorso aperto.

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