Addio a Enzo Bianchi: migliaia di persone tra Albiano e Castel Boglione per il fondatore di Bose

Addio a Enzo Bianchi: migliaia di persone tra Albiano e Castel Boglione per il fondatore di Bose
Addio a Enzo Bianchi: migliaia di persone tra Albiano e Castel Boglione per il fondatore di Bose

La scomparsa di Enzo Bianchi chiude una stagione fondamentale per il monachesimo contemporaneo. Fondatore della Comunità di Bose, ha vissuto gli ultimi anni nella fraternità di Casa della Madia ad Albiano d’Ivrea, rimanendo un punto di riferimento spirituale per credenti e laici.

Fratel Enzo Bianchi è già santo per chi lo ha amato
Fratel Enzo Bianchi è già santo per chi lo ha amato

L’ultimo saluto tra Albiano d’Ivrea e Castel Boglione

La risposta popolare alla sua morte ha riempito sia la fraternità di Albiano sia la chiesa di Castel Boglione, paese natale nell’Astigiano dove si sono svolte le esequie. Persone di ogni età sono arrivate da tutta Italia — Toscana, Molise, Liguria — e dall’estero, compresa una delegazione giunta dalla Lituania.

Davanti al feretro si sono alternati anziani in lacrime, persone comuni e religiosi che nel tempo avevano abbandonato i voti. Ai funerali spiccava l’assenza dei cardinali e la presenza di pochissimi vescovi, bilanciata dall’affetto di migliaia di fedeli che lo hanno avvicinato nel corso dei decenni.

L’accoglienza a Casa della Madia

Chi ha frequentato la sua ultima dimora racconta di una porta rimasta costantemente aperta agli ultimi. Tra le presenze alla veglia c’era anche chi, dopo periodi difficili e tensioni, era stato accolto e nutrito da Bianchi senza alcuna richiesta di spiegazioni prima di allontanarsi.

Il ritorno silenzioso di queste persone per un’ultima preghiera testimonia la pratica concreta del Vangelo da parte di un religioso laico e anticonformista, lontano dalle logiche del potere ecclesiastico.

I mesi difficili dopo la frattura con Bose

Nel luglio 2020, all’apice delle tensioni che portarono al suo allontanamento dalla comunità da lui creata, Bianchi viveva momenti di profonda amarezza. In alcune comunicazioni private confidava il peso dell’isolamento materiale e morale.

“Non ho neppure accesso alla biblioteca. Ma andarmene via nelle mie condizioni di salute e vecchiaia mi fa paura”, scriveva allora, spiegando la scelta di mantenere il silenzio pubblico per tutelare la comunità.

Negli scambi personali emergeva anche la sua visione tagliente della realtà e della cultura. Davanti a chi si schermiva paragonando i propri scritti ai suoi volumi, la sua replica manteneva intatta la consueta franchezza piemontese: “I meriti lasciali ai coglioni. Tu sei caro”.

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