Monica Sbrissa morta a 45 anni: la lettera d’addio della compagna di stanza dopo 4 giorni in oncologia

Monica Sbrissa morta a 45 anni: la lettera d'addio della compagna di stanza dopo 4 giorni in oncologia
Monica Sbrissa morta a 45 anni: la lettera d'addio della compagna di stanza dopo 4 giorni in oncologia

Il cordoglio tra Loria e Riese per la scomparsa di Monica Sbrissa

Due comunità della Marca Trevigiana piangono la scomparsa di Monica Sbrissa, deceduta a 45 anni a causa di una patologia tumorale.

Madre di famiglia, Monica ha lavorato con determinazione finché le forze glielo hanno consentito presso la cooperativa Eureka di Castelfranco Veneto.

Lascia la figlia Alessia, la madre Silvana, il padre Bruno e il fratello Franco.

I quattro giorni condivisi nel reparto di Oncologia a Treviso

A raccontare la forza con cui Monica ha affrontato il decorso clinico è stata una compagna di degenza dell’ospedale di Treviso, autrice di una toccante lettera aperta.

Le due donne, coetanee e alle prese con la medesima patologia oncologica, avevano condiviso quattro giorni all’interno della stessa camera di degenza.

«In quei quattro giorni passati nella stessa stanza in oncologia a Treviso, tra le pareti di un reparto che conosce la paura, io ho incontrato te», ha scritto l’amica, ricordando come il tumore di Monica fosse particolarmente aggressivo.

«Nel bel mezzo del male, ci siamo fatte del bene. Ci siamo aiutate, capite al volo, sostenute con la forza di chi sa esattamente cosa sta passando l’altra».

Il verdetto opposto dei medici e il legame tra madri

Il percorso ospedaliero delle due pazienti si è chiuso con verdetti tragicamente divergenti.

Nelle stesse ore in cui il personale medico annunciava la completa guarigione alla compagna di stanza, Monica è deceduta.

«Pochi giorni fa, lo stesso giorno in cui i medici mi hanno detto che il cancro non c’era più, tu te ne sei andata. I “perché” sono devastanti. I sensi di colpa, di panico e disorientamento ancor peggio», prosegue la lettera.

«Se potevo, se sapevo, avrei scelto di spezzare il tuo dolore tra me e te, protrarre le sofferenze e le cure insieme, ma uscirne fuori entrambe. Fare le cose a metà sarebbe stata una vincita, per noi e per il futuro dei nostri figli».

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