Caso Epstein, la Procura di Roma apre un fascicolo: nel mirino 3,5 milioni di atti e presunti reati in Italia

Caso Epstein, la Procura di Roma apre un fascicolo: nel mirino 3,5 milioni di atti e presunti reati in Italia
Caso Epstein, la Procura di Roma apre un fascicolo: nel mirino 3,5 milioni di atti e presunti reati in Italia

La magistratura italiana indaga ufficialmente sui risvolti della rete legata a Jeffrey Epstein. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di violenza sessuale.

I magistrati capitolini hanno inviato una rogatoria internazionale al Dipartimento di Giustizia statunitense. L’obiettivo è acquisire l’intero compendio documentale, compresi i documenti non ancora resi pubblici negli Stati Uniti.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e punta a stabilire se reati perseguibili in Italia siano stati commessi sul territorio nazionale o da cittadini italiani all’estero.

I presunti passaggi in Italia e l’esposto di Differenza Donna

Il procedimento giudiziario scaturisce da un esposto presentato dalla Rete nazionale dei Centri antiviolenza Differenza Donna. L’ente ha chiesto verifiche mirate su possibili reati transnazionali, inclusi tratta, violenza e sfruttamento sessuale di donne e minori.

Nelle carte processuali americane figurano diversi riferimenti alla penisola. I documenti citano tappe, soggiorni e relazioni distribuiti tra Roma, Milano, Capri, la Costiera Amalfitana e la Costa Smeralda.

La documentazione complessiva accumulata dalle autorità federali americane è sterminata: comprende quasi 3,5 milioni di pagine, oltre 2.000 registrazioni video e 180.000 immagini, derivate dalle inchieste su Epstein, Ghislaine Maxwell e sulla morte del finanziere.

La richiesta dei centri antiviolenza: verificare la rete di reclutamento

I legali di Differenza Donna sottolineano che l’attenzione non deve ridursi a un mero elenco di personaggi noti. L’esigenza primaria è verificare la presenza di strutture operative o canali finanziari attivi nel nostro Paese.

“La presenza di un nome in un documento o la frequentazione di Epstein non costituisce, di per sé, prova di responsabilità penale”, hanno chiarito le avvocate Teresa Manente e Ilaria Boiano. Secondo le legali, serve un lavoro rigoroso per separare i meri contatti relazionali dalle condotte con rilevanza penale.

I nomi citati al Congresso Usa e la reazione di Lapo Elkann

La vicenda ha ripreso vigore dopo l’intervento alla Camera dei rappresentanti del deputato repubblicano Thomas Massie. Nel richiedere la totale trasparenza sugli atti, Massie ha menzionato alcuni profili italiani, tra cui Edoardo Teodorani-Fabbri e Lapo Elkann.

Lapo Elkann ha respinto fermamente qualsiasi accostamento, definendo inaccettabile l’utilizzo del proprio nome e dichiarandosi pronto a tutelare la propria reputazione in sede legale.

Elkann ha precisato di aver incrociato Epstein solo due volte in occasioni pubbliche di rappresentanza: a New York, quando lavorava come assistente di Henry Kissinger, e a Roma durante una riunione aziendale legata a Brasilinvest. Ha ribadito l’assenza totale di contatti diretti negli archivi e la propria costante distanza da qualsiasi forma di abuso.

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