Apre a New York un finto negozio Chanel fatto con i rifiuti: la provocazione di Tom Sachs a Soho

Apre a New York un finto negozio Chanel fatto con i rifiuti: la provocazione di Tom Sachs a Soho
Apre a New York un finto negozio Chanel fatto con i rifiuti: la provocazione di Tom Sachs a Soho

Al numero 245 di Centre Street, nel quartiere newyorkese di Soho, ha aperto uno spazio apparentemente identico al celebre indirizzo di Chanel al 31 di Rue Cambon a Parigi. Dietro le vetrine non si trova però una nuova filiale della maison, bensì l’ultimo progetto provocatorio dell’artista contemporaneo Tom Sachs.

L’installazione, accessibile al pubblico dall’11 settembre al 10 ottobre con una capienza fortemente limitata, ricostruisce l’architettura, gli abiti e gli arredi dell’iconico negozio francese impiegando esclusivamente spazzatura e materiali di scarto.

Il falso d’autore tra compensato e rifiuti urbani

Affiancato da un collettivo di venti persone, Sachs ha convertito una parte del proprio studio di Manhattan in una riproduzione artigianale e “fai-da-te” del quartier generale fondato da Coco Chanel.

La scenografia interna è stata interamente assemblata con rifiuti recuperati nelle strade di Downtown. Tra i componenti primari spiccano cartoni da imballaggio, frammenti di vetro, assi di compensato e dettagli catarifrangenti smontati dalle biciclette a noleggio della città.


Dettaglio artistico legato al progetto espositivo a Manhattan.

Trentuno look scolpiti e incisi nel legno

All’interno dello spazio sono esposti esattamente 31 look, fedeli nella silhouette e nei motivi a completi d’archivio visti su passerelle internazionali. I celebri tailleur in tweed e i bottoni dorati sono stati riprodotti intagliando assi di legno dipinte a mano o incise tramite pirografia.

La finzione si estende a borse, spille e calzature iconiche, tra cui le classiche slingback bicolore realizzate combinando strati di lattice e grafite.

Il paradosso del lusso e del consumo

Nessun articolo presente all’interno del finto punto vendita è acquistabile e il progetto non è legato ad alcuna partnership o intesa commerciale con la casa di moda parigina.

Con una carriera ultra-trentennale caratterizzata da parodie di marchi globali come McDonald’s, Hello Kitty e la NASA, Sachs indaga il meccanismo del desiderio contemporaneo e il peso psicologico del logo.

Come dichiarato dallo stesso artista al New Yorker, questo finto atelier è reale nella misura in cui la semplice volontà di consumo riesce a sostituire del tutto l’atto materiale dell’acquisto.


Elemento dell’installazione presentata durante la fashion week a New York.

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