Aspettativa di vita post-Covid in 34 Paesi: lo studio demografico che spiega i dati sulla mortalità

Aspettativa di vita post-Covid in 34 Paesi: lo studio demografico che spiega i dati sulla mortalità
Aspettativa di vita post-Covid in 34 Paesi: lo studio demografico che spiega i dati sulla mortalità

A distanza di anni dalla fase più acuta della pandemia e dopo la dichiarazione ufficiale dell’OMS del 5 maggio 2023 sulla fine dell’emergenza sanitaria, i dati demografici continuano a registrare anomalie. In gran parte dell’Europa occidentale le persone muoiono prima rispetto alle stime calcolate prima del 2019.

A fare luce su questo fenomeno è una ricerca preliminare condotta su 34 Paesi industrializzati dall’Istituto Max Planck per la ricerca demografica di Rostock, affiancato dagli atenei di Oxford e Cambridge. L’indagine ha monitorato l’andamento demografico tra il 2020 e il 2024, evidenziando una netta discrepanza geografica all’interno del continente europeo.

La frattura tra Europa occidentale e orientale

I calcoli dell’Istituto Max Planck mostrano che alla fine del 2024 in Germania si moriva in media con quasi sei mesi di anticipo rispetto alle proiezioni storiche. In Francia il divario registrato è stato di 0,59 anni, mentre nei Paesi Bassi la riduzione dell’aspettativa di vita stimata ha toccato 1,08 anni.

Al contrario, nazioni come Polonia, Bulgaria e Slovacchia mostrano una dinamica opposta. Dopo il crollo dell’aspettativa di vita fino a quattro anni registrato durante l’inverno del 2021, questi Paesi hanno azzerato la sovramortalità statistica, tornando rapidamente ai valori attesi.

Il caso degli studi ritirati e la verifica sui vaccini

Nel 2024 un articolo pubblicato su BMJ Public Health aveva ipotizzato un legame diretto tra l’eccesso di mortalità e l’avvio delle campagne vaccinali di massa. La tesi, duramente contestata da esperti internazionali tra cui il professor Li Yang Hsu, ha portato al ritiro ufficiale della pubblicazione nell’agosto 2026 per disinformazione e carenze metodologiche.

Gli autori di quella ricerca non avevano incrociato i dati di mortalità con le percentuali effettive di vaccinazione nei singoli territori. Verifiche successive hanno invece confrontato la storia clinica e lo stato vaccinale su larga scala, escludendo l’ipotesi di una sovramortalità causata dalle somministrazioni.

Lo studio su 27 milioni di cittadini

Una ricerca condotta in Francia ha analizzato l’intera popolazione nazionale tra i 18 e i 59 anni dal maggio 2021 al maggio 2025, per un totale di oltre 27 milioni di persone. L’analisi ha valutato i decessi per qualsiasi causa tra vaccinati e non vaccinati.

I risultati hanno evidenziato una riduzione del 74% dei decessi legati a forme gravi di Covid tra i vaccinati. Inoltre, la mortalità generale per tutte le cause è risultata inferiore del 25% rispetto al gruppo non vaccinato, confermando una maggiore longevità media per chi aveva ricevuto l’immunizzazione a mRNA.

Perché l’aspettativa di vita non risale: la spiegazione demografica

Jonas Schöley, demografo dell’Istituto Max Planck e tra i responsabili dello studio, chiarisce che l’ingresso di un patogeno comporta inevitabilmente una fase di riassestamento dell’aspettativa di vita. Eventi analoghi si verificarono su scala ben peggiore con l’arrivo delle malattie infettive europee nelle Americhe, dove la mortalità iniziale ridusse drasticamente l’aspettativa di vita prima di una stabilizzazione genetica e immunitaria.

La ragione per cui l’Est Europa ha recuperato più in fretta risiede in un noto meccanismo statistico: l’«effetto raccolto» (harvesting effect). Nei Paesi con bassa copertura vaccinale, l’ondata invernale del 2021 ha causato la morte anticipata di un numero elevatissimo di soggetti fragili.

In Bulgaria, entro la fine del 2022, è venuto a mancare circa il 3,4% della popolazione sopra i 65 anni rispetto alle condizioni ordinarie: un anziano su trenta. Questo svuotamento ha lasciato una coorte di sopravvissuti mediamente più resistente e con tassi di mortalità fisiologicamente più bassi negli anni successivi.

Nell’Europa occidentale, l’alta copertura vaccinale ha protetto a lungo pazienti con cardiopatie, diabete ed età avanzata. Il progressivo riallineamento demografico di queste fasce della popolazione richiede ora tempi più lunghi per raggiungere un nuovo equilibrio statistico.

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