Brad Pitt porta sul grande schermo una nuova prova fisica ed emotiva. In Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio, in arrivo nelle sale cinematografiche il 24 settembre, l’attore interpreta James Belmont, un ex sergente congedato da due anni.
Per allontanarsi dalla civiltà, l’uomo sceglie di esplorare le lande remote dell’Alaska insieme a Odino, il pastore tedesco con cui ha condiviso gli orrori della guerra.
Trauma bellico e sopravvivenza estrema tra i ghiacci
Entrambi i protagonisti portano addosso i segni indelebili del conflitto, tra risvegli traumatici nel cuore della notte e una radicata diffidenza verso chiunque altro. Il loro equilibrio solitario si infrange durante un volo aereo: James viene colpito da un improvviso attacco cardiaco e il velivolo precipita nella natura incontaminata.
Rimasti isolati e privi di soccorsi immediati, l’ex soldato e il cane affrontano una durissima lotta per restare in vita, tra pericoli ambientali e ostacoli imprevisti che richiamano la tensione di pellicole come 127 ore e Jungle.

Il legame inscindibile tra James e Odino
La narrazione poggia quasi interamente sul rapporto simbiotico tra l’uomo e l’animale, interpretato sullo schermo dal cane Uber. Nei cento minuti di durata della pellicola, la dinamica di reciproco soccorso guida ogni scelta dei due personaggi, lontana dai canoni della classica favola a lieto fine.
Brad Pitt nel ruolo di James Belmont insieme a Uber nel film Heart of the Beast.
Il ruolo di Brad Pitt davanti e dietro la macchina da presa
Pitt ha scelto di sostenere il lungometraggio anche come produttore, puntando su una storia incentrata sulla lealtà animale e sulla resistenza fisica.
La sceneggiatura concede al protagonista momenti di pura resistenza cinematografica, mostrandolo compiere sforzi notevoli, come immersioni in acque gelide per recuperare carichi pesanti, subito dopo aver subito un grave arresto cardiaco.


