Caso Lindsay Clancy: giuria bloccata dopo 5 settimane, processo nullo per la morte dei 3 figli
Il processo a carico di Lindsay Clancy si è chiuso senza una decisione definitiva. Il giudice ha dichiarato nullo il procedimento giudiziario dopo che la giuria ha comunicato, per la terza volta, l’impossibilità di raggiungere un verdetto unanime.

L’aula di tribunale durante il procedimento a carico di Lindsay Clancy.
I fatti risalgono al gennaio 2023, quando i tre figli piccoli dell’ex infermiera morirono nella casa di famiglia in Massachusetts. La materialità del gesto non è mai stata contestata dalle parti: lo scontro si è concentrato interamente sull’imputabilità della donna al momento degli eventi.
Lo stallo dopo cinque settimane di dibattimento
La decisione di interrompere il procedimento è arrivata al termine di oltre un mese di udienze e cinque settimane fitte di testimonianze. Durante le deliberazioni, il presidente del collegio dei giurati ha chiarito che una persona continuava a dissentire rispetto agli altri componenti sul criterio del ragionevole dubbio.
Il magistrato ha invitato la giuria a un ulteriore confronto, ma il terzo tentativo ha confermato la paralisi totale. Concesso un termine di un’ora alla difesa per le verifiche formali, il tribunale ha formalizzato l’annullamento.
La contrapposizione tra accusa e difesa
La difesa, guidata dal legale Kevin Reddington, ha puntato su un quadro clinico dominato da una violenta psicosi post-partum. I legali hanno rimarcato come l’alterazione mentale fosse stata peggiorata da terapie farmacologiche inadeguate e diagnosi imprecise, condizioni che avrebbero azzerato la capacità di intendere e di volere.
I pubblici ministeri hanno ribadito la tesi della premeditazione. Secondo la procura, la donna pianificò lucidamente le azioni contro i tre bambini, compreso il più piccolo, Callan, di soli otto mesi, prima di tentare il suicidio.
I ricoveri precedenti e la testimonianza del marito
Al banco dei testimoni hanno sfilato soccorritori, periti psichiatrici, amici e l’ex marito, Patrick Clancy. Fu l’uomo a trovare i figli privi di vita rientrando a casa e a far scattare la chiamata d’emergenza.
Le testimonianze hanno documentato il tracollo psicologico dell’imputata dopo l’ultima gravidanza. I documenti confermano che la donna cercò aiuto presso vari professionisti sanitari, fino ad accettare un ricovero volontario in un reparto psichiatrico poche settimane prima dei fatti.
I possibili scenari giudiziari
L’ordinanza di annullamento non equivale a una sentenza di assoluzione e non produce gli effetti di una condanna. La posizione penale resta sospesa.
Spetta ora alla procura federale decidere se lasciar cadere le accuse o chiedere la formazione di una nuova giuria per avviare un secondo processo.
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