Fulmini e temporali: i 2 rifugi sicuri e la regola dei 30 minuti della Protezione Civile

Fulmine che colpisce un paesaggio aperto durante un temporale
Un fulmine si abbatte durante un violento temporale.

Correre sotto una pianta, fermarsi sotto un gazebo in spiaggia o attendere che spiova appoggiati a una cancellata sono reazioni istintive diffuse. Sono anche le decisioni più rischiose quando scatta un allerta meteo.

Il Dipartimento della Protezione Civile segnala che una cella temporalesca genera pericoli prima ancora che cada la prima goccia di pioggia. I lampi visibili all’orizzonte segnalano una perturbazione in avvicinamento, ma quando si avverte il rumore del tuono la distanza si è già ridotta a pochi chilometri.

La dinamica dei fulmini: cosa accade all’aperto

Le scariche elettriche colpiscono gli elementi che emergono rispetto all’ambiente circostante: pali della luce, alberi isolati, croci sulle vette e persone ferme in spazi aperti. Una volta toccato il terreno, la corrente può viaggiare nell’acqua e nel suolo per decine di metri.

Il metallo non attira i fulmini di per sé, ma agisce da conduttore. Orologi o chiavi in tasca non aumentano la probabilità di essere colpiti, mentre toccare recinzioni, tubature o ringhiere espone direttamente alla scarica se la struttura viene centrata.

Edifici e automobili: le uniche protezioni reali

La difesa più efficace resta l’ingresso rapido in un edificio in muratura. Abitazioni, negozi o rifugi disperdono la scarica verso terra tramite le pareti e l’impianto dell’edificio.

La seconda opzione certificata è l’automobile con carrozzeria interamente metallica. Secondo i dati di Epicentro, portale dell’Istituto Superiore di Sanità, il veicolo funziona come una gabbia di Faraday: la corrente scorre sull’esterno della scocca e finisce nel terreno, a patto di tenere i finestrini sigillati, l’antenna abbassata ed evitare il contatto con parti metalliche scoperte.

Scooter, biciclette, moto e automobili cabriolet non garantiscono questo isolamento e vanno abbandonati immediatamente.

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Fulmine che colpisce il paesaggio.

Le precauzioni necessarie all’interno delle case

Trovarsi al chiuso riduce il rischio, ma impone alcune regole di comportamento. Bisogna staccare gli apparecchi elettronici dalle prese e restare lontani da porte, infissi e termosifoni.

Fulmini e temporali: i 2 rifugi sicuri e la regola dei 30 minuti della Protezione Civile

L’uso di docce, rubinetti e lavandini va sospeso durante l’evento meteorologico. I telefoni fissi collegati alla rete elettrica rappresentano un pericolo, mentre gli smartphone possono essere utilizzati liberamente, purché scollegati dal cavo di ricarica.

I falsi rifugi da evitare a ogni costo

Sostare sotto un albero isolato costituisce l’errore più grave all’aperto, trasformando il fusto in un parafulmine naturale privo di scarico controllato. Situazione identica per tralicci dell’alta tensione, campanili e pali della segnaletica.

In ambiente balneare occorre uscire dall’acqua all’istante, lasciare la battigia e chiudere gli ombrelloni. L’acqua marina conduce l’elettricità con estrema facilità e la conformazione piatta della spiaggia rende ogni persona un bersaglio sporgente.

In montagna vanno abbandonate creste, cime e vie ferrate, scendendo subito di quota. Tende da campeggio, pergolati in legno, tettoie aperte e chioschi riparano solo dalla pioggia, lasciando il corpo esposto a scariche dirette e correnti di terra.

Cosa fare in campo aperto senza ripari

Se non esistono strutture in muratura o veicoli raggiungibili, la Protezione Civile indica di minimizzare la superficie di contatto con il terreno. La manovra corretta consiste nell’accovacciarsi sui talloni con i piedi uniti e la testa china tra le braccia.

Sdraiarsi sulla terra o sulla sabbia moltiplica la probabilità di assorbire correnti secondarie. I gruppi di escursionisti devono separarsi subito, camminando ad almeno dieci metri di distanza reciproca per evitare che una singola scarica travolga più individui.

Le attività esterne vanno interrotte e riprese esclusivamente dopo trenta minuti dall’ultimo tuono udito, tempo necessario affinché la cella temporalesca sia del tutto allontanata dalla zona.

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