Giovanni Malagò non era tesserato alla Figc: la relazione di 50 pagine che inguaia la presidenza

Giovanni Malagò non era tesserato alla Figc: la relazione di 50 pagine che inguaia la presidenza
Giovanni Malagò non era tesserato alla Figc: la relazione di 50 pagine che inguaia la presidenza

Giovanni Malagò non risultava tesserato alla Federcalcio quando ha depositato la propria candidatura alla presidenza. L’ammissione arriva direttamente dalla Procura federale guidata da Giuseppe Chinè, pronta a trasmettere al Coni un fascicolo di quasi cinquanta pagine.

Nelle conclusioni della relazione, il procuratore propone l’archiviazione del caso sostenendo la piena validità della corsa elettorale. I regolamenti federali, però, impongono paletti precisi per l’accesso ai vertici del calcio italiano.

“Malagò non era tesserato quando si è candidato”: la Procura Figc lo certifica, ma sostiene comunque la regolarità dell’elezione del presidente
Giovanni Malagò al centro delle verifiche della Procura Figc sulla regolarità dell’elezione federale.

Il nodo dell’articolo 29 e il vuoto nell’anagrafe S400

L’articolo 29 dello statuto della Figc stabilisce chiaramente che possono accedere alle cariche federali soltanto i soggetti in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura. Un principio ribadito a monte dalle linee guida generali dello sport italiano emanate dal Coni.

L’anagrafe federale S400, la piattaforma ufficiale in cui confluiscono tutte le iscrizioni del pallone nostrano, non contiene alcun modulo intestato a Malagò. Il numero uno dello sport italiano gioca regolarmente a calcetto sui campi del Circolo Canottieri Aniene, ma la società capitolina è affiliata a federazioni come canottaggio, vela e nuoto, non alla Figc.

La difesa della Procura federale fa leva su presunti precedenti in cui la regolarità del tesseramento non sarebbe stata verificata con rigore, negando di fatto la natura vincolante del requisito. Si tratta di una linea difensiva che lascia perplessi diversi presidenti federali, abituati a considerare il vincolo di iscrizione un presupposto inderogabile.

Dall’esposto di Miele all’intervento della Procura generale

Il caso è esploso a metà luglio in seguito alle contestazioni sollevate da Renato Miele, avvocato ed ex calciatore della Lazio escluso dalla corsa elettorale per mancanza delle designazioni necessarie. Il ricorso di Miele è stato respinto dalla giustizia sportiva, ma ha fatto emergere l’irregolarità formale della candidatura vincente.

Il 15 luglio la Procura generale dello Sport, diretta da Ugo Taucer, ha imposto agli uffici federali di via Allegri l’apertura immediata di un’inchiesta. L’organo di controllo chiedeva l’acquisizione materiale del cartellino per certificarne l’esistenza prima del voto assembleare.

La Figc non è stata in grado di esibire alcun documento formale, limitandosi a ribadire che la documentazione era stata giudicata idonea dalla commissione elettorale interna al momento del deposito delle liste.

Cosa prevede lo statuto sulla decadenza

Il documento predisposto da Chinè verrà esaminato a breve dalla Procura generale dello Sport, a cui spetta l’ultima parola sulla richiesta di archiviazione. Qualora i giudici ritenessero insussistente la tesi federale, scatterebbe la nullità dell’elezione.

Lo statuto prevede in questo scenario la decadenza immediata del presidente in carica, con la conseguente revoca di tutti i provvedimenti amministrativi e sportivi approvati dall’inizio del mandato.

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