Google ha deciso di porre un freno all’eccessivo consumo di risorse da parte degli sviluppatori. A partire da febbraio 2027, il Play Store applicherà restrizioni severe per le applicazioni e i videogiochi che occupano troppa memoria temporanea.
Chi supererà i parametri stabiliti rischia la perdita di visibilità nello store digitale e blocchi diretti alla pubblicazione degli aggiornamenti.
La fine dell’era della memoria infinita
Per anni l’industria degli smartphone ha risposto all’inefficienza del software aumentando progressivamente la RAM a bordo dei dispositivi. Oggi lo scenario globale è radicalmente cambiato a causa dell’aumento dei costi dei componenti e dei limiti produttivi nel mercato dei semiconduttori.
Diversi produttori scelgono ormai di mantenere invariata o perfino ridurre la dotazione di memoria rispetto ai modelli precedenti. Questa dinamica costringe il sistema operativo a gestire i carichi di lavoro con margini operativi molto più stretti.
Quando una singola applicazione occupa troppo spazio, Android reagisce comprimendo i dati o chiudendo i processi attivi. Il risultato per l’utente finale si traduce in rallentamenti evidenti dell’interfaccia, consumi anomali della batteria e chiusure forzate in background.
Il ruolo di Android 17 e il Memory Limiter
L’offensiva tecnica è partita a livello di sistema operativo con Android 17. Google ha implementato la funzione Memory Limiter, debuttata sui Pixel e destinata a estendersi ai modelli partner con tagli di RAM compresi tra 4 GB e oltre 16 GB.
Il sistema calibra la tolleranza in base all’hardware complessivo: uno smartphone economico con 4 GB di memoria riceve una gestione più rigida rispetto a un modello di punta da 12 o 16 GB. Quando un’applicazione rischia di sforare il tetto previsto, il sistema comprime le sue informazioni nella memoria virtuale zRAM per evitare instabilità.
Se l’accumulo di dati continua a salire oltre la soglia critica, Android termina d’ufficio il processo. L’obiettivo è impedire che le perdite di memoria (i cosiddetti memory leak) paralizzino il dispositivo.
I requisiti su Google Play da febbraio 2027
Accanto ai blocchi a livello di sistema, il Play Store introdurrà verifiche metriche basate su tre pilastri: consumo effettivo, gestione delle bitmap e ottimizzazione del codice.
Le soglie numeriche e i controlli sul codice
I massimali consentiti variano a seconda dello stato di esecuzione dell’app. Su uno smartphone dotato di 8 GB di RAM, un’applicazione potrà impiegare al massimo 2,25 GB quando è attiva sullo schermo, valore che scende a 1,5 GB nel momento in cui passa in background. Per i videogiochi sono previsti margini più ampi.
- Gestione bitmap: divieto di trattenere in memoria immagini e anteprime a risoluzioni sproporzionate o schermate non visibili.
- Pulizia del codice: obbligo di raggiungere almeno il 25% di efficacia nelle fasi di compilazione, riduzione e offuscamento delle librerie inutilizzate.
- Monitoraggio continuo: i controlli sfrutteranno la piattaforma Android vitals, analizzando i dati aggregati su finestre di 28 giorni.
Cosa cambia per utenti e programmatori
Le penalizzazioni non scatteranno per singoli picchi anomali isolati, ma solo a fronte di problemi cronici registrati nell’arco di quasi un mese. I software non conformi vedranno calare il proprio posizionamento nei risultati di ricerca del catalogo.
Gli sviluppatori dispongono già di metriche e diagnosi avanzate all’interno della Play Console per tracciare il comportamento del codice prima dell’entrata in vigore delle scadenze ufficiali.
Per i consumatori non sarà richiesta alcuna modifica manuale nelle impostazioni. Gli smartphone guadagneranno stabilità operativa e autonomia, con un carico di lavoro che torna finalmente a carico di chi progetta le applicazioni anziché dell’hardware.

