Il celebre produttore britannico Jeremy Thomas, artefice del trionfo da nove premi Oscar per L’ultimo imperatore insieme a Bernardo Bertolucci, si è spento la sera dell’11 settembre nel suo cottage a nord ovest di Londra all’età di 77 anni, dopo una lunga malattia. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel panorama cinematografico internazionale, dove ha sempre rappresentato la figura guida di un modo libero e coraggioso di fare cinema d’autore.
Nato a Londra il 26 luglio 1949, Thomas ha vissuto gli ultimi mesi circondato dall’affetto dei suoi collaboratori più stretti e della compagna Ludovica Barassi. Soltanto due mesi prima della scomparsa, l’11 luglio, aveva radunato amici storici e protagonisti assoluti del grande schermo nel suo rifugio di campagna con il pretesto di festeggiare i novant’anni di Sandy Lieberson, il leggendario agente di star come Peter Sellers, Steve McQueen e Mick Jagger, che per primo aveva creduto nel suo talento finanziandolo a inizio carriera.
Quell’incontro informale, sotto una giornata estiva caldissima, si è trasformato in un commiato memorabile che ricordava le atmosfere di Sunset Boulevard di Billy Wilder, animato da leggende del calibro di Glenn Close, Jeremy Irons, Terry Gilliam, Michael Palin, Julian Temple e James Fox.
Jeremy Thomas durante la festa nella campagna a nord ovest di Londra.
L’eredità di una dinastia cinematografica e la svolta con Bertolucci
Il cinema per Jeremy Thomas era una questione genetica. Suo padre Ralph Thomas, suo zio Gerald Thomas e il prozio Victor Saville hanno segnato la storia industriale del cinema britannico fin dalla prima metà del Novecento, con produzioni celebri come Goodbye, Mr. Chips del 1939 e la celeberrima serie popolare degli anni Cinquanta con Dirk Bogarde aperta da Doctor in the House.
Mentre la famiglia produceva commedie e titoli di grande presa popolare per le sale inglesi, Jeremy scelse una strada autonoma, capace di unire l’ambizione narrativa alla radicalità artistica. Il culmine di questa visione arrivò con l’incontro umano e professionale con Bernardo Bertolucci.
Dall’avventura orientale ai nove Oscar storici
Nel 1983 Thomas produsse Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence) di Nagisa Oshima con David Bowie e il compositore Ryūichi Sakamoto. Questo ponte verso l’Oriente pose le basi per la titanica impresa de L’ultimo imperatore, girato nella Città Proibita di Pechino con il coinvolgimento diretto di oltre trentamila comparse e maestranze.
Nel 1988 la pellicola ottenne un record storico con nove statuette Academy Award, rimanendo a oggi l’unico film a produzione italiana ad aver trionfato nella categoria principale per il miglior film, anziché in quella per il miglior film internazionale.
«Il cinema indipendente può essere insieme epico e popolare.»
Queste parole, pronunciate da Thomas dal palco di Los Angeles durante il discorso di ringraziamento, smentirono il falso mito secondo cui le produzioni indipendenti debbano rimanere confinate in circuiti d’essai a budget ridotto, provando che la totale libertà creativa può parlare alle platee globali senza piegarsi alle imposizioni commerciali dei grandi studios.

Jeremy Thomas con Valentina Ricciardelli alla proiezione di L’ultimo imperatore a Bologna per Il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna.
I capolavori prodotti e la collaborazione con l’Italia
Il sodalizio con Bertolucci è proseguito negli anni con capolavori acclamati dalla critica come Il tè nel deserto, Io ballo da sola e The Dreamers. Il legame con la cultura e le istituzioni cinematografiche italiane è rimasto fortissimo nel tempo, testimoniato anche dalla presenza del produttore a Bologna per il festival Il Cinema Ritrovato promosso dalla Cineteca di Bologna, insieme a Valentina Ricciardelli, presidente della Fondazione Bernardo Bertolucci.
| Titolo del film | Dettagli e collaborazioni |
|---|---|
| L’ultimo imperatore | Regia di Bernardo Bertolucci, 9 Oscar tra cui Miglior Film, musiche di Ryūichi Sakamoto |
| Furyo | Regia di Nagisa Oshima, interpretato da David Bowie e Ryūichi Sakamoto |
| Il tè nel deserto | Adattamento del romanzo di Paul Bowles diretto da Bernardo Bertolucci |
| Io ballo da sola | Pellicola di Bertolucci ambientata nella campagna toscana |
| The Dreamers | Opera generazionale del 2003 diretta da Bernardo Bertolucci |
| The Storms of Jeremy Thomas | Documentario biografico di Mark Cousins presentato a Cannes nel 2021 |
La figura di Thomas ha ridefinito il ruolo stesso del produttore esecutivo attraverso un metodo di lavoro ben preciso:
- Tutela dell’autore: totale protezione della libertà espressiva del regista contro le intromissioni dei distributori internazionali.
- Visione globale: capacità di unire star occidentali, registi visionari e maestranze di culture differenti.
- Resistenza produttiva: assunzione del rischio economico su soggetti complessi, storici o filosofici.
Ludovica Barassi con Jeremy Thomas a Roma.
L’universo privato tra collezionismo e passione
Lontano dai riflettori, il produttore viveva in un cottage raccolto con soffitti bassi, una serra riscaldata dalle note continue della musica classica, un pollaio e uno stagno alberato da salici. Nel suo garage custodiva una collezione di moto e automobili d’epoca, passione travolgente documentata dal regista Mark Cousins nel documentario The Storms of Jeremy Thomas, presentato al Festival di Cannes nel 2021.
Tra le pareti della camera da letto, sempre affiancato da Ludovica Barassi, teneva accesi i monitor sulle trasmissioni della BBC insieme ai ritratti fotografici che lo ritraevano con la regina Elisabetta II, David Bowie e Mick Jagger. Un uomo dallo sguardo diretto e anticonformista che ha saputo rendere reale l’immaginazione dei registi più audaci del secolo.
✨ Il cinema mondiale saluta un maestro silenzioso che ha riscritto le regole della produzione indipendente.
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