“Le stragi per favorire Berlusconi”: le nuove rivelazioni del pentito Brusca sui patti tra mafia e politica

"Le stragi per favorire Berlusconi": le nuove rivelazioni del pentito Brusca sui patti tra mafia e politica
"Le stragi per favorire Berlusconi": le nuove rivelazioni del pentito Brusca sui patti tra mafia e politica

L’ex boss di Cosa Nostra Giovanni Brusca, oggi collaboratore di giustizia, è stato ascoltato come testimone nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Leopoldo De Gregorio. Al centro degli accertamenti della procura figurano i presunti legami tra la mafia siciliana e i vertici politici nei primi anni Novanta.

Brusca, noto per aver azionato il telecomando dell’esplosivo nella strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, ha esposto la sua versione su quella fase storica a decenni dagli attentati del 1992 e 1993.

Il ruolo delle stragi e l’avvio della stagione politica

Secondo il collaboratore di giustizia, i vertici mafiosi intendevano sfruttare l’impatto degli attentati per influenzare gli equilibri di potere nel Paese. L’obiettivo dichiarato sarebbe stato quello di creare un contesto favorevole a nuovi interlocutori istituzionali.

“Le stragi dovevano essere usate come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra, così da agevolare Berlusconi, in modo che potessero orientare la sua entrata in politica”, ha dichiarato Brusca durante la sua deposizione. La riflessione operativa all’interno di Cosa Nostra mirava a spianare la strada alla discesa in campo avvenuta poi nel 1994 con la fondazione di Forza Italia.


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Il collaboratore ha riferito di aver affrontato specificamente questo disegno strategico in diversi colloqui con Leoluca Bagarella. La finalità consisteva nel capitalizzare la pressione esercitata dalle bombe per ottenere futuri vantaggi giudiziari e normativi.

I canali di contatto e le presunte minacce

Per stabilire un canale di comunicazione diretto con l’imprenditore milanese, l’organizzazione decise di fare affidamento su Vittorio Mangano. Brusca ha specificato che la scelta di coinvolgere Mangano derivava da una precisa indicazione originariamente riconducibile a Stefano Bontade.

“Mangano poi ci fece sapere che aveva avuto un contatto, che lo aveva fatto sapere a Berlusconi o tramite Dell’Utri o altri canali, e ci riportò che Berlusconi aveva ringraziato e che quanto prima ci avrebbe dato una mano”, ha proseguito il testimone davanti ai magistrati.

L’intesa, tuttavia, avrebbe previsto condizioni stringenti da parte dell’ala corleonese. Brusca ha aggiunto che successivamente fu recapitata una minaccia velata: se l’aiuto promesso non fosse arrivato, Cosa Nostra avrebbe piazzato nuovi ordigni per mettere l’interlocutore in seria difficoltà politica.

I prossimi sviluppi in aula

L’istruttoria mira a far luce sulle zone d’ombra della trattativa e sull’ipotesi investigativa di un presunto patto stragista tra criminalità organizzata e ambienti esterni. Il calendario delle udienze prevede un nuovo passaggio il 20 settembre, data in cui è programmata la testimonianza in tribunale del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano.

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