La Tate Britain di Londra si prepara a ospitare una delle rassegne culturali più attese del decennio. Dall’8 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027, l’istituzione britannica aprirà le porte a The 90s: Art and Fashion, una grande retrospettiva curata da Edward Enninful.
L’esposizione analizza l’incontro senza precedenti tra arte contemporanea, passerelle, clubbing e fotografia che ha ridefinito i parametri visivi internazionali. Attraverso le testimonianze dirette di sette figure chiave, riemerge la genesi di un’epoca irripetibile.
La rottura minimalista e la fine degli eccessi
All’inizio degli anni Novanta, il Regno Unito usciva da una dura fase di recessione economica. La risposta creativa fu una decisa sottrazione formale rispetto all’opulenza del decennio precedente.
«Ottimismo: è questa la parola che meglio definisce gli anni 90», spiega il curatore Edward Enninful. «Non c’erano molti soldi in circolazione, ma avevamo l’immaginazione; capitava di uscire da un club e andare direttamente in ufficio senza dover pensare ai social media».
Il nuovo linguaggio visivo azzerava le costruzioni artefatte tipiche degli anni Ottanta, puntando all’essenzialità cruda promossa da designer come Helmut Lang e Jil Sander e dalla stylist Melanie Ward.
Kate Moss nel servizio Under Exposure fotografata da Corinne Day nel 1993.
I club londinesi e la rivoluzione delle piste da ballo
La trasformazione stilistica trovava la sua linfa vitale nella cultura notturna. L’esplosione della scena acid house sul finire degli anni Ottanta aveva posto le basi per una vera e propria rivoluzione di massa.
Il fotografo Dave Swindells, all’epoca nightlife editor di Time Out, documentava una Londra trasformata nell’epicentro mondiale del clubbing, tra locali storici come The End, Ministry of Sound, Home e Fabric.
L’evento musicale The Trip presso il club London Astoria fotografato da Dave Swindells nel 1988.
«Amavo club come il Kinky Gerlinky, perché tutti si impegnavano al massimo per farsi fotografare, con un’attitudine ironica e sopra le righe», racconta Swindells. L’appartenenza a generi come techno, jungle o UK garage costituiva un tassello identitario fondamentale per un’intera generazione.
Una delle serate musicali Pendragon alla discoteca The Fridge di Brixton fotografata da Dave Swindells.
L’incontro casuale che ha ridefinito le passerelle
Il rinnovamento della moda passava anche dalla rottura dei canoni fisici tradizionali. Sophie Dahl venne scoperta a soli 18 anni da Isabella Blow mentre era seduta in lacrime su un gradino di Elizabeth Street, a Belgravia.
«Il primo giorno scattai al mattino con Nick Knight e al pomeriggio con David LaChapelle», ricorda Dahl. I media dell’epoca la trasformarono rapidamente nell’antitesi sensuale rispetto al modello dominante dei corpi filiformi.
Sophie Dahl fotografata a Londra da Juergen Teller nel 1998 per la serie Go Sees.
Poco dopo, il fotografo Juergen Teller la immortalò in strada vicino al suo studio di Ladbroke Grove con indosso un abito di Diane von Furstenberg. «Spesso venivi pagata con i vestiti, anche se con i vestiti non ci pagavi l’affitto», sottolinea la modella ricordando l’energia e i rave a Brick Lane.
Sottoculture urbane e l’estetica del drum ‘n’ bass
Nel 1995 il Blue Note di Hoxton era la culla del movimento drum ’n’ bass guidato dall’etichetta Metalheadz di Goldie, una corrente battezzata dagli addetti ai lavori come “future jazz”.
Il fotografo Normski testimoniava dall’interno quella transizione: «Prima di tutto dovevi essere un raver, altrimenti non entravi. Allora non ci rendevamo conto di essere all’avanguardia, stavamo semplicemente inventando tutto strada facendo».
Il DJ Goldie di Metalheadz al club Blue Note di Londra fotografato da Normski nel 1996.
Erano gli anni delle sperimentazioni estreme e spontanee, come l’abito da sera confezionato da Judy Blame per Kate Moss incollando circa quattrocento francobolli postali di prima classe.
Il debutto generazionale alla Central Saint Martins
Nelle aule universitarie della Central Saint Martins, la pressione a stupire spingeva gli studenti verso provocazioni radicali prima di ritrovare la propria reale cifra stilistica.
«Per due anni e mezzo ho realizzato abiti con gli spaghetti, ma niente sembrava rappresentarmi», svela la stilista Stella McCartney. Per la sfilata di laurea decise quindi di puntare su silhouette vintage e tagli sartoriali.
Kate Moss, Naomi Campbell e Jodie Kidd festeggiano con Stella McCartney dopo la sfilata primavera estate 1998 di Chloé.
A sostenere il progetto debuttante intervennero direttamente le amiche Kate Moss e Naomi Campbell, che decisero di sfilare gratuitamente per supportare la collega e l’intero comparto emergente della moda britannica.
L’irruzione dei Young British Artists
Il circuito artistico ufficiale, rigidamente arroccato attorno a figure storicizzate come Lucian Freud e David Hockney, venne travolto dall’energia autogestita dei giovani talenti emergenti.
Lo scandalo della mostra Sensation
Nel 1997 il collezionista Charles Saatchi allestì alla Royal Academy la mostra Sensation, esponendo opere destinate a provocare un terremoto mediatico senza precedenti.
L’opera Diary of a Victorian Dandy 14.00 hours realizzata da Yinka Shonibare nel 1998.
Tra le proteste di piazza per il dipinto di Marcus Harvey e lo scalpore per lo squalo in formaldeide di Damien Hirst, l’evento aprì varchi cruciali per artisti come Steve McQueen, Sarah Lucas e Yinka Shonibare, inaugurando il dibattito su diversità e accesso nelle istituzioni.
La performance Dancing in Peckham documentata da Gillian Wearing nel 1994.
La performance spontanea trovava spazio ovunque a costi irrisori, come dimostrò Gillian Wearing nel 1994 ballando senza musica all’interno dell’Aylesham Centre per l’opera video Dancing in Peckham.
Le opere di questo collettivo informale, accostate alle creazioni storiche di Alexander McQueen, John Galliano e Vivienne Westwood, saranno al centro del percorso espositivo allestito a Londra per l’autunno 2026.









