Tumore al seno under 40: lo studio su 112 mila donne e la terapia che riduce la menopausa precoce all’8,9%

Tumore al seno under 40: lo studio su 112 mila donne e la terapia che riduce la menopausa precoce all'8,9%
Tumore al seno under 40: lo studio su 112 mila donne e la terapia che riduce la menopausa precoce all'8,9%

Ogni anno in Italia migliaia di donne sotto i 40 anni ricevono una diagnosi di tumore della mammella. Per molte di loro, la battaglia contro il cancro coincide con gli anni dedicati alla costruzione di una famiglia.

Una vasta meta-analisi che ha esaminato i dati di oltre 112 mila pazienti ha confermato una realtà tangibile: chi affronta questa neoplasia registra tassi di gravidanza inferiori rispetto alla popolazione generale. La capacità riproduttiva viene messa alla prova da fattori biologici, dall’età anagrafica e dall’impatto citotossico dei trattamenti farmacologici.

La differenza tra ripresa del ciclo e fertilità reale

«Preservare la fertilità femminile è un’esigenza molto sentita, ed è sempre più spesso parte integrante del percorso di cure in oncologia», ha spiegato l’oncologa Lucia Del Mastro durante la riunione annuale del GIM (Gruppo Italiano Mammella) a Genova, giunto al suo venticinquesimo anno di attività.

Un errore comune consiste nel sovrapporre il recupero delle mestruazioni al ritorno della piena fertilità. La riattivazione ovarica post-chemioterapia dimostra una produzione ormonale, ma non certifica la presenza di ovociti idonei al concepimento.

I farmaci antitumorali attaccano le cellule a rapida replicazione, riducendo bruscamente la riserva ovarica. Per questa ragione, il colloquio sulla genitorialità futura non può essere rimandato al termine delle cure.

Le strategie di crioconservazione prima delle terapie

Le raccomandazioni cliniche dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) indicano che il tema della fertilità deve essere affrontato al momento della diagnosi. L’invio tempestivo a una struttura di medicina della riproduzione precede qualsiasi somministrazione di farmaci antiblastici.

Lo standard primario resta la crioconservazione di ovociti o embrioni, attuabile tramite stimolazioni ormonali mirate e rapide. In contesti selezionati, gli specialisti ricorrono al prelievo e congelamento del tessuto ovarico prima dell’intervento chirurgico o sistemico.

I numeri dello studio PROMISE-GIM6

Accanto alle tecniche di fecondazione assistita, la ricerca italiana ha introdotto la protezione farmacologica durante la chemioterapia. Il trial clinico PROMISE-GIM6, coordinato dal GIM e apparso su JAMA, ha testato l’efficacia del triptorelin, un analogo dell’ormone GnRH capace di mettere le ovaie a riposo temporaneo.

I risultati hanno evidenziato che la menopausa precoce causata dalla chemioterapia si è verificata nel 25,9% delle pazienti trattate con la sola terapia standard, scendendo all’8,9% in chi ha ricevuto contestualmente il triptorelin.

Il monitoraggio a lungo termine ha confermato una superiore ripresa funzionale delle ovaie. Lo studio non ha però rilevato un incremento statisticamente significativo nel totale delle gravidanze portate a termine: la soppressione ovarica riduce il danno tissutale, ma non equivale alle garanzie offerte dal congelamento degli ovociti.

Gravidanza successiva e gestione clinica

Un’analisi comparsa sul Journal of Clinical Oncology ribadisce che concepire dopo la guarigione rimane possibile, pur richiedendo un monitoraggio ostetrico dedicato. I dati scientifici segnalano una probabilità più alta di parti pretermine o di neonati con basso peso alla nascita, in particolare dopo pregresse chemioterapie.

La pianificazione coinvolge la sospensione temporanea o il completamento della terapia ormonale adiuvante, che dura solitamente tra i 5 e i 10 anni. Le decisioni richiedono un’interazione costante tra oncologi, ginecologi e ostetrici esperti in gravidanze ad alto rischio.

Il punto di partenza resta la tempestività: chiedere subito all’oncologo curante quale impatto avranno i protocolli programmati sulla riserva ovarica definisce le possibilità riproduttive per gli anni successivi.

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