I canali diplomatici tra Washington e Teheran rischiano di chiudersi definitivamente. Gli Stati Uniti hanno ridimensionato pubblicamente la possibilità di siglare un’intesa sul programma atomico iraniano, obiettivo inizialmente fissato dall’amministrazione di Donald Trump nel quadro del confronto militare che coinvolge anche Israele.
Il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright.
Dalla diplomazia ai raid mirati: la svolta del dipartimento dell’Energia
Durante un intervento sull’emittente statunitense ABC News, il segretario all’Energia Chris Wright ha ammesso che un compromesso formale potrebbe non concretizzarsi mai. La strategia della Casa Bianca si starebbe spostando verso attacchi diretti per annientare ogni tentativo iraniano di realizzare infrastrutture dedicate.
«Potrebbe semplicemente trattarsi di distruggere le loro capacità di farlo», ha dichiarato Wright alla trasmissione This Week riferendosi alle ambizioni nucleari della Repubblica Islamica.
L’ex manager petrolifero, il cui dipartimento supervisiona l’arsenale nucleare americano, ha difeso i raid condotti contro i siti strategici iraniani. Rispondendo alle domande della giornalista Martha Raddatz, ha sostenuto che l’efficacia offensiva di Teheran è ormai compromessa.
«Non hanno la capacità di costruire altri missili», ha affermato Wright. «Stiamo degradando la loro capacità di sviluppare armi nucleari e, in ultima analisi, di impiegarle qualora riuscissero a produrle».
Il segretario ha ipotizzato che un’intesa formale potrà essere discussa soltanto con un cambio al vertice nella capitale iraniana: «Un accordo potrebbe attendere la prossima amministrazione in Iran. Semplicemente non possiamo saperlo».
L’escalation nello Stretto di Hormuz e le tensioni nel Golfo
Lo stallo attuale segue il fallimento del memorandum d’intesa tra le due nazioni, naufragato lo scorso luglio. Da quel momento gli scambi a fuoco si sono intensificati, accompagnati dal blocco navale imposto dalla marina statunitense e dalle misure di chiusura dello Stretto di Hormuz decretate dall’Iran.
Teheran continua a ribadire che il proprio programma ha fini strettamente civili per la produzione energetica, negando l’esistenza di progetti bellici.
La linea della Casa Bianca sulle operazioni militari
I vertici politici statunitensi mantengono un profilo pubblico teso a sminuire la portata delle ostilità. Venerdì scorso Trump ha definito il confronto in Iran una questione secondaria, etichettandolo come «small potatoes».
Anche il vicepresidente JD Vance ha minimizzato l’entità dello scontro affermando che non si tratta di una guerra vera e propria in assenza di «combattimenti a fuoco attivi». In merito all’attacco statunitense che avrebbe colpito una cerimonia nuziale nel sud dell’Iran, Vance ha commentato sostenendo che «a volte le cose accadono».
Wright ha assicurato che le forze armate porteranno a termine la missione e che altri Paesi si uniranno all’operazione: «Lavoreremo in cooperazione con i nostri alleati nella regione. Vedrete nazioni di tutto il mondo unirsi a questo sforzo».


