Venezia 83, il ritorno di Paul Schrader si ferma a 5,8: perché The Basics of Philosophy delude
Il peso della colpa al Lido
Presentato nella sezione Venice Open dell’ottantatreesima Mostra del Cinema di Venezia, The Basics of Philosophy segna il ritorno alla regia di Paul Schrader. L’autore di Taxi Driver torna a interrogarsi sulla natura umana, mettendo al centro del racconto la possibilità o l’impossibilità del riscatto personale.
«Nel mio cinema non do risposte ma lancio quesiti. È il pubblico che deve scegliere da che parte stare», ha ribadito Schrader illustrando la sua scelta di utilizzare ancora una volta l’occupazione professionale come maschera sociale dell’individuo contemporaneo.
La trama: Spinoza e i fantasmi del passato
La vicenda ruota attorno a John Jorissen, interpretato da Jack Huston, docente di filosofia in un college del Midwest impegnato nella stesura di un saggio su Spinoza. La sua routine accademica va in frantumi con la comparsa improvvisa di Miguel, un giovane collegato a un fatto drammatico e mai chiarito della sua vita precedente.
Il riaffiorare dei rimorsi consuma gradualmente il professore, compromettendo anche la relazione con la compagna Becca, con cui tenta inutilmente di costruire un legame autentico.
Un cast solido con l’apparizione di Richard Gere
La recitazione rappresenta uno degli elementi più stabili del progetto: Huston delinea con precisione i tormenti interiori del protagonista, mentre Bill Pullman offre una prova convincente nei panni di una severa figura paterna. Spicca inoltre un cameo a sorpresa di Richard Gere, inserito per dare respiro al quadro d’insieme.
I limiti della narrazione: troppa teoria, poco cinema
Il senso di colpa si conferma un asse tematico forte nella rassegna veneziana, ma l’impostazione scelta da Schrader incontra diversi ostacoli tecnici ed espressivi. Il montaggio frammenta l’azione con numerosi flashback in bianco e nero non sempre giustificati dall’economia del racconto.
La sceneggiatura privilegia l’ostentazione intellettuale attraverso massime filosofiche, senza approfondire a sufficienza i conflitti dei singoli personaggi. L’eccesso di astrazione teorica finisce per soffocare la drammaturgia, fermando la pellicola su un giudizio complessivo di 5,8.
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