Nel corso del 2024 i cittadini italiani hanno pagato circa un miliardo di euro per coprire la differenza di prezzo tra farmaci di marca a brevetto scaduto e i rispettivi medicinali equivalenti. Questa cifra riflette decisioni quotidiane prese davanti al bancone della farmacia, spesso guidate da un’abitudine radicata o da un’ingiustificata sfiducia verso i prodotti senza marchio.
A chiarire i meccanismi dietro questa spesa è Gianni Boella, medico di Medicina Generale e fiduciario FIMMG a Torino. La diffidenza nasce da un pregiudizio diffuso: l’idea che un prezzo più basso coincida automaticamente con una minore efficacia o qualità terapeutica.
Il dottor Gianni Boella, fiduciario FIMMG a Torino e medico di Medicina Generale.
La garanzia della bioequivalenza
Il termine comune “generico” viene spesso sostituito nella pratica clinica con “medicinale equivalente” per evitare connotazioni errate. Un farmaco equivalente contiene la stessa sostanza attiva, la medesima concentrazione, l’identica forma farmaceutica e la stessa via di somministrazione dell’originatore.
Per essere autorizzato, il medicinale deve dimostrare la bioequivalenza scientifica rispetto al prodotto originario. Ciò garantisce che l’organismo sia esposto al principio attivo con la stessa velocità e nella stessa misura, nel rispetto di rigidi standard di produzione e controllo.
Perché il medicinale equivalente costa meno
Il farmaco originatore arriva sul mercato dopo investimenti ingenti legati alla ricerca, allo sviluppo e alla sperimentazione clinica pluriennale. La scadenza del brevetto consente ad altri produttori di commercializzare la stessa molecola senza dover ripetere l’intero iter iniziale.
La riduzione di prezzo deriva dall’azzeramento dei costi di ricerca preliminare e dall’apertura alla concorrenza, non da una flessione dei parametri di controllo e sicurezza produttiva.
Aspetto visivo, eccipienti e aderenza terapeutica
Le differenze riscontrabili tra un medicinale equivalente e l’originatore riguardano packaging, forma o colore della compressa, oltre a possibili variazioni negli eccipienti. Questi elementi non alterano l’effetto terapeutico del principio attivo.
Gli eccipienti richiedono attenzione soltanto nei pazienti che presentano allergie o intolleranze specifiche a determinate sostanze. Nei pazienti anziani o in trattamento cronico da anni, la variazione di colore o forma di una pastiglia può creare disorientamento, rendendo fondamentale il ruolo informativo del medico per evitare l’interruzione della cura.
L’impatto economico su famiglie e Servizio Sanitario
Pagare pochi euro in più a scatola incide in modo progressivo sui bilanci domestici, in particolare quando si seguono terapie croniche a lungo termine. L’impiego appropriato dei farmaci equivalenti permette di ottimizzare le risorse personali e quelle pubbliche.
La sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale dipende anche da scelte d’acquisto efficienti: indirizzare le risorse risparmiate verso trattamenti innovativi o servizi assistenziali garantisce una gestione oculata della spesa farmaceutica complessiva, salvaguardando sempre l’appropriatezza terapeutica.


