Enzo Bianchi, l’ultima lettera del 6 agosto al priore di Bose prima di morire: «Cerchiamo la riconciliazione»

Enzo Bianchi, l'ultima lettera del 6 agosto al priore di Bose prima di morire: «Cerchiamo la riconciliazione»
Enzo Bianchi, l'ultima lettera del 6 agosto al priore di Bose prima di morire: «Cerchiamo la riconciliazione»

L’ultima lettera di Enzo Bianchi al priore di Bose prima di morire: “Vorrei che in questi ultimi giorni si trovassero cammini di riconciliazione”
Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose.

Poco prima della scomparsa, il fondatore della comunità di Bose ha cercato un contatto diretto con chi guidava la realtà da cui era stato allontanato nel 2021. Dalla cella della fraternità della Madia, ad Albiano d’Ivrea, Enzo Bianchi ha indirizzato una lettera al priore Sabino Chialà.

Il testo, redatto il 6 agosto durante la festa della Trasfigurazione, è stato reso noto attraverso la pubblicazione sul portale ufficiale della comunità piemontese.

La missiva del 6 agosto e la richiesta di pace

Nella lettera, Bianchi ha affrontato le proprie condizioni critiche di salute, segnate da una grave compromissione della vista e dalla necessità di sottoporsi a dialisi.

«Ho la consapevolezza che ormai sono alla fine e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele… Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci … Spero che questo avvenga prima che io me ne vada», scriveva il religioso.

Il fondatore spiegava anche i motivi del ritardo nel contatto: «Avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi… Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi».

La replica del priore Sabino Chialà

La risposta di fratel Sabino Chialà non si è fatta attendere, aprendo alla possibilità di un confronto diretto tra le parti.

«Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo … per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle», ha replicato il priore di Bose.

Il peggioramento repentino del quadro clinico e il successivo ricovero ospedaliero hanno impedito lo svolgimento dell’incontro prima del decesso di Bianchi.

Le parole di Boselli durante le esequie

Ai funerali, presieduti da fratel Valerio Lanzarini, ha preso parte una delegazione di monaci e monache di Bose insieme a Chialà. Durante il rito è intervenuto fratel Goffredo Boselli, priore della Casa della Madia.

Boselli ha ripercorso i momenti dell’allontanamento imposto dal decreto vaticano: «Hai conosciuto il dolore di chi è stato ingiustamente costretto ad allontanarsi da ciò che ha generato a prezzo di ogni energia, vivendo la profonda ingiustizia di non sapere le ragioni, le cause, gli atti concreti pur chiedendoli con insistenza».

Nel congedo, Boselli ha citato anche l’udienza del 16 dicembre 2023 con Papa Francesco: «Balsamo sulle tue ferite sono state le parole che papa Francesco ti ha rivolto: “Enzo, ti chiedo perdono. Quello che ti hanno fatto è stata una carognata”. Io ero presente ed ho ascoltato queste parole».

La cerimonia si è chiusa con l’invito rivolto alla comunità a raccogliere l’eredità spirituale del fondatore per dare seguito alla volontà di pacificazione espressa nelle sue ultime settimane di vita.

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