L’approvazione della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito in Veneto riapre lo scontro politico al Pirellone. Mattia Palazzi, esponente del Partito Democratico ed ex sindaco di Mantova, ha chiesto formalmente alla giunta guidata da Attilio Fontana di calendarizzare un testo analogo.
Il dibattito politico relativo alla normativa sul suicidio medicalmente assistito.
L’appello di Palazzi punta a superare l’inerzia del Parlamento nazionale. La richiesta è rivolta direttamente ai partiti di maggioranza, con particolare riferimento a Forza Italia e alle componenti della Lega aperte al dialogo su procedure, tempi certi e prestazioni del servizio sanitario regionale.
In Veneto e in altre tre regioni italiane l’assistenza sanitaria per accedere alla procedura è già normata. Per Palazzi, maggioranza e opposizione dovrebbero collaborare per rendere esigibili diritti già riconosciuti dalla Corte Costituzionale.
Il fronte del centrodestra respinge l’iniziativa
I rappresentanti mantovani della maggioranza in Consiglio regionale hanno chiuso a qualsiasi ipotesi di riapertura della discussione. Paola Bulbarelli, consigliera di Fratelli d’Italia, ha ricordato che la competenza penale e la tutela della libertà personale spettano esclusivamente allo Stato.
Secondo l’esponente di FdI, la priorità degli investimenti sanitari deve riguardare la rete degli hospice, l’assistenza domiciliare per le persone fragili, la terapia del dolore e le cure palliative.
Le posizioni di Cappellari e Beduschi
Sulla stessa linea si è espressa la consigliera regionale della Lega Alessandra Cappellari, ricordando che l’aula lombarda si è già pronunciata respingendo il provvedimento. Il compito delle istituzioni territoriali, sostiene la rappresentante leghista, resta il supporto materiale alle famiglie e ai malati.
Anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, ha confermato lo stop. Il Senato sta discutendo una proposta di carattere nazionale e intervenire a livello locale rischierebbe di creare un quadro normativo frammentato e disomogeneo sul territorio italiano.
L’opposizione punta sulla mobilitazione civica
A difendere la proposta è intervenuto il consigliere regionale del Partito Democratico Marco Carra. L’esponente dem ha ricordato che nel novembre 2024 il centrodestra lombardo aveva già sbarrato la strada al testo depositando una pregiudiziale di costituzionalità.
A differenza di quanto accaduto a Venezia, dove la maggioranza si è divisa permettendo il passaggio della norma, a Milano l’asse di governo ha mantenuto compattezza nel respingere il testo. Il Partito Democratico sostiene che l’unica strada rimasta sia il coinvolgimento diretto dell’opinione pubblica per obbligare la Regione a recepire i criteri fissati dai giudici costituzionali.


