Iva al 22% sui prodotti vegetali e il 95% di carne intensiva: la denuncia di Anna Dalton

Iva al 22% sui prodotti vegetali e il 95% di carne intensiva: la denuncia di Anna Dalton
Iva al 22% sui prodotti vegetali e il 95% di carne intensiva: la denuncia di Anna Dalton

Servire carne in abbondanza durante le conferenze internazionali sul clima rappresenta una delle contraddizioni più evidenti delle politiche ambientali attuali. Da questa riflessione prende le mosse il saggio di Anna Dalton, scrittrice e traduttrice, intitolato È facile smettere di mangiare carne se sai perché farlo, pubblicato da Fuori Scena.

L’autrice, vegetariana da vent’anni, evidenzia come la discrepanza tra retorica ecologista e consumi reali sia diffusa anche nel panorama italiano. Durante eventi come il Salone del Libro di Torino, le offerte alimentari restano dominate da salumi e insaccati, rendendo incoerenti i dibattiti sulla sostenibilità.

Le contraddizioni culturali e le «ricette oneste»

Nel suo volume, Dalton apre ogni capitolo con la preparazione di un piatto a base animale, a cui premette la descrizione della macellazione. La scelta serve a contestare l’oggettificazione della carne, trattata comunemente alla stregua di un ingrediente inerte come il sale.

La rinuncia alle proteine animali risponde a emergenze sanitarie e climatiche concrete. Oltre al benessere animale, la transizione riduce i rischi di antibiotico-resistenza e la diffusione di zoonosi capaci di innescare future pandemie.

Il legame tra stereotipi di genere e alimentazione

Il testo affronta anche la pressione sociale e il giudizio riservato a chi sceglie un’alimentazione vegetale. Spesso, nei contesti sociali o all’interno delle coppie, queste posizioni subiscono svalutazioni legate a presunti canoni di virilità.

Diversi studi sociologici confermano che il consumo di carne rossa viene associato a modelli tradizionali di mascolinità. Dalton definisce incoerente proclamarsi ambientalisti, antirazzisti o femministi ignorando lo sfruttamento dei corpi animali, citando come esempio le pastasciutte antifasciste condite esclusivamente con ragù di carne.

Il paradosso fiscale e il 95% di allevamenti intensivi

In Italia persistono forti asimmetrie fiscali che ostacolano i prodotti a base vegetale. Mentre il latte vaccino gode dell’aliquota agevolata al 4% riservata ai beni di prima necessità, le bevande di soia o avena sono tassate con l’Iva ordinaria al 22%, equiparate a beni di lusso.

A questo quadro si aggiunge il divieto europeo di impiegare denominazioni tradizionali per gli alimenti vegetali, sostenuto al Parlamento Europeo sia da partiti di centro-sinistra come il Partito Democratico sia dalle forze di destra.

Dalton demolisce inoltre il mito della carne locale proveniente da piccoli contesti rurali. In Italia, il 95% della carne di maiale consumata deriva direttamente da allevamenti intensivi, rendendo irrealistica la narrazione del bestiame allevato allo stato brado.

Mense scolastiche vegetali e blocco economico

Per superare questo modello, il libro formula proposte operative rivolte al settore pubblico. La priorità riguarda l’introduzione dell’educazione alimentare nei programmi didattici e l’adozione di menù interamente vegetali nelle mense scolastiche.

Un regime a base di legumi seguito da medici nutrizionisti garantirebbe agli studenti un apporto nutrizionale bilanciato, abituando i più giovani a consumi sostenibili e riducendo gli sprechi.

La misura cardine resta la chiusura progressiva degli allevamenti intensivi, affiancata dal boicottaggio economico da parte dei consumatori per sottrarre risorse finanziarie a un’industria che impatta pesantemente sulle riserve idriche e sul suolo.

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