L’immaginario comune associa la bella stagione all’abbondanza di fiori e insetti impollinatori al lavoro. I dati scientifici, invece, mostrano una realtà opposta per la fine dell’estate.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Functional Ecology dimostra che il momento di massima difficoltà per le api mellifere (Apis mellifera) cade proprio ad agosto. I ricercatori dell’Università del Sussex hanno monitorato le colonie nelle città britanniche di Brighton ed Edimburgo da aprile a ottobre, registrando un crollo dell’energia ricavata dal nettare rispetto a quella spesa per la raccolta.
Il crollo delle risorse e il picco di concorrenza
Le ragioni di questa crisi stagionale risiedono in una combinazione sfavorevole descritta già nel 2018 da una ricerca guidata dal dottor Balfour. A fine estate le piante in fiore diminuiscono drasticamente, mentre il numero di insetti in cerca di nutrimento raggiunge il culmine.
Circa il 62% delle specie di impollinatori raggiunge il picco di attività proprio tra luglio e agosto. In questa finestra temporale, le colonie di api e bombi contano il massimo numero di individui e devono accumulare provviste vitali per la covata e per superare la stagione fredda.
Fiori di ciliegio, risorsa abbondante durante la primavera.
Il contrasto con le fioriture primaverili
La primavera offre condizioni radicalmente diverse. Nei primi mesi della stagione calda, l’efficienza della raccolta tocca i livelli più alti grazie a fioriture arboree massive.
Alberi come ciliegi, ippocastani e salici garantiscono grandi scorte di nettare concentrato in poco spazio. Quando queste fioriture svaniscono a metà estate, trovare alternative nutritive impone spostamenti molto più lunghi e faticosi.
Misurare la fatica: la svolta del rendimento energetico
Valutare la fame reale di un alveare è complesso. Per anni la ricerca ha fatto affidamento sulle variazioni di peso delle arnie, ma questo parametro risente fortemente dell’umidità e degli sbalzi termici.
Per eliminare queste interferenze, il team britannico ha calcolato il rendimento energetico netto seguendo i singoli insetti durante il foraggiamento. Gli studiosi hanno cronometrato il tempo trascorso in volo, contato le visite ai fiori e misurato la percentuale di zuccheri nel liquido raccolto.
Il risultato ha evidenziato che in tarda estate un’ape deve volare più a lungo e visitare molti più fiori per ottenere la stessa quantità di calorie rispetto a maggio. Il saldo energetico scende così ai minimi storici dell’annata.
Le azioni pratiche per sostenere gli insetti
Questa carenza stagionale può essere contrastata anche nei centri urbani e negli spazi verdi privati con interventi mirati.
- Diradare il taglio dell’erba tra luglio e settembre per permettere alle specie spontanee di fiorire.
- Coltivare piante a fioritura tardo-estiva nei giardini e sui balconi.
- Tollerare la presenza di erbe selvatiche che offrono rifugio e polline tardivo.


