L’autunno tecnologico si apre all’insegna di trasformazioni profonde tra hardware, sostenibilità economica dell’intelligenza artificiale e nuove regole per le piattaforme digitali. Al centro della scena ci sono i listini record dei dispositivi, il debutto di nuovi assetti societari e le strette normative sull’accesso dei più giovani alla rete.
L’era John Ternus e l’iPhone da 2.000 euro
Il consueto appuntamento di settembre a Cupertino segna l’esordio del primo dispositivo pieghevole a marchio Apple, destinato a competere direttamente con le proposte già consolidate di Samsung e Huawei. Sul palco californiano sale per la prima volta come Ceo John Ternus, subentrato dal primo settembre a Tim Cook, passato al ruolo di presidente esecutivo.
Con 25 anni di carriera a Cupertino come capo dell’hardware, Ternus affronta subito il rincaro dei semiconduttori, che ha già spinto verso l’alto i prezzi di Mac e iPad. Le prime stime indicano che il nuovo melafonino pieghevole potrebbe toccare la soglia dei 2.000 euro.
Il ritardo sull’intelligenza artificiale e lo scontro con OpenAI
La dirigenza deve gestire anche il recupero del divario acumulato nei sistemi generativi, tanto che le funzionalità rinnovate di Siri poggiano sull’integrazione del modello Gemini di Google.
Il clima nel settore resta teso: Apple ha avviato un’azione legale contro OpenAI, accusando la società guidata da Sam Altman di aver sottratto segreti industriali.
La tenuta economica dell’AI e l’ombra di Wall Street
L’intelligenza artificiale affronta un momento decisivo per la propria profittabilità, tra costi operativi astronomici e timori di una bolla finanziaria. I recenti comportamenti anomali segnalati per gli agenti autonomi di OpenAI e Anthropic hanno acceso i riflettori sui rischi informatici, proprio mentre la società di Altman ha presentato il modello Astra 6.
La Commissione europea ha ribadito di considerare prioritaria la cybersicurezza, mantenendo aperti i canali di verifica con le due aziende. Nei prossimi mesi entrambe potrebbero debuttare a Wall Street con valutazioni miliardarie.
La quotazione costringerà i vertici a presentare conti trimestrali trasparenti su bollette energetiche e capacità di calcolo. Per rientrare delle spese, le piattaforme valutano aumenti negli abbonamenti mensili e l’introduzione di spazi pubblicitari.
Stretta sui social: l’85% dei ragazzi elude i controlli
I governi intensificano intanto le iniziative per limitare l’accesso dei minori agli ambienti virtuali, registrando però forti intoppi sul piano applicativo. La Francia è costretta a riscrivere la norma che vietava le piattaforme agli under 15 dopo la bocciatura parziale arrivata dal Consiglio costituzionale.
Il quadro continentale rimane disomogeneo, con l’Italia ferma a testi di proposta parlamentare non ancora calendarizzati. Il punto di riferimento globale resta la legge australiana, operativa da dicembre 2025, che fissa a 16 anni la soglia anagrafica minima per iscriversi ai principali social network.
La verifica dell’identità continua a rappresentare il vero ostacolo tecnico dei divieti. Un’inchiesta del New York Times ha calcolato che tra il 70% e l’85% degli adolescenti riesce ad aggirare i sistemi di controllo, accedendo ai profili senza autorizzazione.

