Nel 2027 Laura Pausini festeggerà 34 anni di carriera, iniziata sul palco dell’Ariston nel 1993. Dopo le esibizioni alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina e alla finale dei Mondiali di calcio negli Stati Uniti, la cantante romagnola è sbarcata all’Autodromo Nazionale di Monza.
Sulla pista del Tempio della Velocità è protagonista della Grid Gig, il mini concerto prima del via in diretta televisiva globale, prima di intonare l’Inno d’Italia sulla griglia di partenza.
I motori, l’adrenalina e il tifo per la Ferrari
Il legame di Pausini con il motorsport affonda le radici nel passato. «Quando ero più piccola e avevo più tempo, seguivo molto la Formula 1. Ayrton Senna è sempre stato il mio preferito», ricorda l’artista, citando anche le storiche amicizie con gli ex piloti brasiliani Rubens Barrichello e Felipe Massa.
Per la griglia attuale, l’interesse è rivolto ai giovani talenti: «Spero in questa occasione di poter conoscere Kimi Antonelli. Quando ci sono ragazzi così giovani con un talento così grande rimango sempre affascinata, mi ricordo il mio inizio. Chiaramente io tifo Ferrari, quindi non posso non nominare Charles Leclerc e Lewis Hamilton».
Tra la musica e la pista il punto d’incontro è la carica emotiva. I piloti le hanno spiegato che, pur coperti dal rumore dei motori, percepire la presenza della folla trasmette la giusta carica. «È come per noi cantanti: è la nostra adrenalina».
Laura Pausini all’Autodromo di Monza per il Gran Premio di Formula 1.
L’impegno sociale oltre i palchi globali
L’abitudine a platee eterogenee è cresciuta con l’esperienza. Se nei primi anni salire su palchi non musicali generava ansia, oggi la prospettiva è diversa: negli stadi olimpici e mondiali la cantante spiega di sentirsi vicina agli spettatori sugli spalti tanto quanto agli atleti.
La visibilità resta uno strumento per difendere posizioni precise, a prescindere dalle reazioni esterne. «Ci sono dei temi che sono più importanti delle critiche: quelli che riguardano i bambini e le donne, ma anche le persone anziane e malate, per me sono intoccabili», afferma, ricordando il sostegno concreto alle case rifugio per donne vittime di violenza.
Solidarietà femminile e la fine dei tabù nell’industria
L’alleanza tra professioniste è un asse portante del suo percorso, rafforzato dal legame con figure come Paola Cortellesi e dall’ispirazione tratta da icone come Frida Kahlo. Nel panorama musicale italiano, secondo l’artista, i rapporti tra colleghe sono notevolmente migliorati.
È caduto anche il pregiudizio legato all’età anagrafica: «Quando ero più giovane, nell’industria musicale le artiste dopo i quarant’anni non venivano molto sostenute dai discografici né dal pubblico. Oggi i nomi più importanti del panorama non sono solo ragazze giovani. Ci dicevano di fare tutto subito perché dopo i quaranta sarebbe finita: non è stato così».
L’accettazione del corpo e il rapporto con la fama
Il rapporto con l’estetica ha richiesto anni di elaborazione. Dagli inizi al pianobar con il padre, dove la madre pretendeva un abbigliamento curato pur senza budget per truccatori o vestiti costosi, fino alle sperimentazioni della scuola d’arte.
La fase più complessa è coincisa con il primo decennio di notorietà: «Tra i 18 e i 28 anni non ho amato il mio corpo. Stavo con una persona che mi diceva che ero brutta fisicamente e, di conseguenza, ci credevo e mi coprivo molto». La consapevolezza è arrivata nel tempo, complice il confronto professionale con stilisti come Giorgio Armani e Pierpaolo Piccioli.
Vivere costantemente sotto i riflettori impone compromessi anche nel privato, specialmente nel tempo condiviso con la figlia, tra uscite limitate e richieste continue di autografi. Rinunciare alla carriera non è comunque un’opzione presa in considerazione.
«Ho lavorato tanto per dimostrare che mi meritavo questa vita e oggi non ho nessuna intenzione di perdere tutto lo sforzo, lo studio e il tempo dato al lavoro. Continuo ad andare avanti come un treno, non mollo».


