Vitamina B12 e microbiota: lo studio dell’ETH rivela come 6 batteri su 8 producono cobalamina nel colon

Vitamina B12 e microbiota: lo studio dell’ETH rivela come 6 batteri su 8 producono cobalamina nel colon
Vitamina B12 e microbiota: lo studio dell’ETH rivela come 6 batteri su 8 producono cobalamina nel colon

La vitamina B12 introdotta con l’alimentazione non serve soltanto alle cellule umane. Una frazione raggiunge il colon e alimenta direttamente il microbiota, dove si innesca una complessa rete di cooperazione biochimica tra specie differenti.

I ricercatori del Laboratory of Food Biotechnology dell’ETH di Zurigo hanno esaminato queste dinamiche in una ricerca pubblicata su Frontiers in Nutrition. I dati mostrano come la cobalamina funga da intermediario metabolico tra i microrganismi residenti.

La fabbrica di cobalamina nel colon umano

Né l’essere umano né le piante possono sintetizzare autonomamente la B12. Questa molecola complessa viene generata in natura quasi esclusivamente da batteri e archei.

L’organismo assorbe la quota alimentare principalmente nell’ileo, grazie all’intervento del fattore intrinseco gastrico. Ciò che oltrepassa questo tratto o viene fabbricato nel colon rimane in larga parte inaccessibile all’ospite umano, ma diventa essenziale per i microbi.

Molti batteri del colon generano infatti analoghi strutturali, tra cui la pseudo-B12. Queste varianti risultano poco attive per le nostre cellule, ma sono preziose per le dinamiche interne del microbiota.

Sei ceppi su otto rilasciano B12: il fenomeno del cross-feeding

Il gruppo svizzero ha testato otto ceppi batterici selezionati tramite screening genetico. Le analisi in vitro hanno confermato che sei specie su otto sintetizzano regolarmente cobalamine.

Tra i produttori figurano Blautia producta, Blautia hydrogenotrophica, Marvinbryantia formatexigens e Ruminococcus gauvreauii. La molecola sintetizzata in maggiore quantità era proprio la pseudo-B12.

I ceppi rilasciano la vitamina sia per esportazione attiva sia in seguito alla lisi cellulare fisiologica. Il composto diventa così disponibile per le comunità adiacenti incapaci di produrlo da sole, secondo il principio ecologico del cross-feeding microbico.

La reazione biochimica: dal succinato al propionato

Per misurare l’effetto di questa condivisione, gli scienziati hanno analizzato il comportamento di Akkermansia muciniphila e Bacteroides thetaiotaomicron, batteri che richiedono cobalamina come cofattore enzimatico.

Senza B12, Akkermansia muciniphila accumulava oltre 32 millimoli per litro di succinato, producendo quantità irrisorie di propionato. Con l’introduzione di cianocobalamina, il succinato è crollato sotto 1 millimole per litro, mentre il propionato è salito a circa 34 millimoli per litro.

Anche la pseudo-B12 prodotta dagli altri microbi ha riattivato questa catena metabolica. Al contrario, i liquidi di coltura derivati da batteri non produttori hanno lasciato il metabolismo bloccato.

Il valore metabolico del propionato

Il succinato accumulato in eccesso correla frequentemente con stati infiammatori intestinali. Il propionato è invece un acido grasso a catena corta fondamentale per il benessere cellulare.

Questa molecola sostiene l’integrità della barriera della mucosa, supporta il sistema immunitario e regola parametri metabolici legati a lipidi e glucosio epatico.

Non tutte le forme di vitamina agiscono allo stesso modo

Il laboratorio dell’ETH ha confrontato cianocobalamina, adenosilcobalamina e idrossicobalamina, rilevando impatti differenti sui batteri.

A dosaggi minimi, solo la cianocobalamina consentiva ad Akkermansia di trasformare interamente il succinato. Le altre due forme necessitavano di concentrazioni venti volte superiori per raggiungere la stessa efficacia.

Le risposte di Bacteroides thetaiotaomicron variavano inoltre in base al terreno nutrizionale. Le interazioni microbiche cambiano radicalmente a seconda delle risorse disponibili nell’ambiente circostante.

I limiti della ricerca e i rischi del fai-da-te

I dati provengono da colture cellulari isolate e non da trial clinici sull’uomo. L’intestino ospita centinaia di specie in perenne competizione e una risposta in provetta non equivale a un risultato terapeutico.

Una vitamina assunta per via orale deve superare la digestione gastrica e l’assorbimento dell’intestino tenue prima di giungere nel colon. Non vi è alcuna prova che un’assunzione massiccia aumenti la presenza di Akkermansia o la sintesi di propionato in un paziente reale.

L’integrazione di vitamina B12 rimane insostituibile in presenza di deficit clinici accertati: diete vegane prive di supplementi, patologie da malassorbimento, resezioni gastriche o terapie farmacologiche specifiche. Al di fuori di queste indicazioni mediche, assumere integratori nella speranza di modificare la flora intestinale non possiede fondamento scientifico.

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