«Vorrei andare oltre, desidero che le mie ceneri siano diamantificate per poter riflettere meglio la luce di Dio». Con queste parole don Lanfranco Casali aveva motivato nel 2024 la sua insolita richiesta testamentaria.
Nel novembre 2025, all’età di 93 anni, il sacerdote si è spento all’istituto Buttari di Osimo dopo una vita passata tra diverse comunità, con un impegno di oltre trent’anni nel Fanese e un periodo di missione pastorale in Russia. A mesi di distanza dalla sua morte, la volontà del prelato si è concretizzata: le sue spoglie sono state trasformate in una pietra preziosa.
La trasformazione nei laboratori svizzeri
Il percorso di conversione è stato affidato all’azienda elvetica Algordanza, specializzata nella produzione di pietre denominate «diamanti della memoria». I test chimici e fisici confermano che il prodotto finale condivide le stesse proprietà di un diamante di miniera.
La materia prima necessaria è il carbonio, elemento che compone circa il 20% del peso corporeo umano. Sebbene una cremazione produca mediamente circa 4 chili di ceneri, per l’operazione sono sufficienti 300 grammi di residui.
La particolare tonalità bluastra assunta dalla gemma di don Casali è legata alla composizione dell’organismo: a determinarla sono le tracce di boro rimaste all’interno del materiale organico.
Pressioni estreme e costi del processo
Il protocollo tecnico si sviluppa interamente in Svizzera e dura tra i sei e gli otto mesi. Attraverso specifici trattamenti chimici, le ceneri vengono purificate fino a isolare una grafite pura al 99%.
Questo carbonio viene alloggiato in un macchinario di sintesi capace di generare una pressione di 60mila bar, pari a 50 volte quella presente sul fondale della Fossa delle Marianne, accompagnata da una temperatura di 1.400 gradi centigradi. Sono le condizioni che sul nostro pianeta si trovano a circa 150 chilometri di profondità.
La permanenza nella macchina determina la grandezza finale della pietra. I prezzi per questo tipo di lavorazione partono da una base di 4.650 euro per un diamante grezzo da 0,4 carati e possono salire a 22.500 euro per un esemplare non tagliato da 1,5 carati.
La presa di posizione della Curia
La notizia del completamento dell’opera ha innescato l’intervento formale dei vertici ecclesiastici locali. La diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola ha espresso riserve sulla condotta del parroco defunto attraverso una comunicazione ufficiale.
«Pur nella certezza della buona fede della volontà di don Casali, la Diocesi dichiara che si tratta di una scelta personale del defunto sacerdote che non è stata condivisa con il vescovo né con altri», ha fatto sapere la curia marchigiana.
Pur riconoscendo le opere pastorali compiute da don Lanfranco nel corso del suo lungo ministero, il vescovo ha imposto un richiamo dottrinale. Il riferimento normativo invocato è l’istruzione Ad Resurgendum cum Christo, redatta il 15 agosto 2016 dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, che stabilisce il divieto per i fedeli cattolici di disperdere le ceneri o convertirle in pezzi di gioielleria e ricordi commerciali.

