Veneto, caldo record nell’estate 2026: battuto il 2003 con 53,7 gradi di indice Humidex

Veneto, caldo record nell'estate 2026: battuto il 2003 con 53,7 gradi di indice Humidex
Veneto, caldo record nell'estate 2026: battuto il 2003 con 53,7 gradi di indice Humidex

L’estate 2026 archivia il record storico del 2003 e si candida a diventare la più rovente mai monitorata in Veneto. I dati preliminari diffusi dalla Giunta regionale tracciano il bilancio di una stagione caratterizzata da temperature costantemente fuori scala, precipitazioni al ribasso e tre grandi ondate di calore.

Il tratto distintivo dell’anno non risiede soltanto nei singoli picchi, bensì nella persistenza ininterrotta dell’afa lungo l’intero trimestre. L’assessore regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, ha evidenziato come una stagione considerata irripetibile per oltre vent’anni sia stata ormai scavalcata.

I numeri della stagione mese per mese

A giugno le temperature medie regionali si sono attestate a 3,1 °C al di sopra della media di riferimento 1991-2020. L’ultima decade del mese ha registrato scarti termici massimi di +6,7 °C, accompagnati da un deficit di pioggia del 15%, salito al 34% nelle zone di pianura.

Luglio si è confermato il quarto mese più caldo della serie storica, con un’anomalia media di +2,1 °C. Le giornate con massime oltre i 30 °C sono state ben 24, a fronte di un calo delle piogge del 9%.

Agosto ha sfiorato il primato assoluto del 2003: anomalia di +3,2 °C sulla media regionale, con scarti di +3,1 °C per i valori minimi e +3 °C per i massimi.

Notti tropicali da record sulla costa e in pianura

In pianura si sono contate mediamente 18 notti tropicali ad agosto, tredici in più rispetto alla norma 1991-2020 e sei volte i dati registrati negli anni Novanta.

Il dato più estremo arriva dalla costa adriatica: a Chioggia e Pila-Porto Peschereccio le minime notturne non sono scese sotto i 20 °C per 30 giorni su 31.

Stress termico prolungato e picchi di Humidex a 53,7 °C

La combinazione di calore e alti tassi di umidità ha generato due ondate di disagio bioclimatico inedite per intensità e durata. La seconda fase critica si è protratta per 18 giorni consecutivi, dal 27 luglio al 13 agosto.

In diverse aree del territorio l’indice Humidex ha valicato la soglia dei 50 °C, toccando un valore estremo di 53,7 °C a Roverchiara.

L’esposizione continua a valori simili ha sottoposto residenti e attività produttive a uno stress termico senza tregua, interrotto soltanto da brevi pause prima della risalita dei termometri.

Temporali distruttivi e fusione del permafrost a 2.900 metri

La pioggia ha fatto registrare cali percentuali continui: -15% a giugno, -9% a luglio e -12% ad agosto. Quando sono arrivate le perturbazioni, si sono scatenate con violenza: il 28 agosto le raffiche di vento hanno superato i 100 km/h in pianura.

Nelle aree alpine è proseguito il collasso dei ghiacciai e dei corpi rocciosi ghiacciati. Alla stazione di riferimento del Piz Boè, a quota 2.900 metri, entro la fine di agosto il terreno non presentava più alcuna traccia di ghiaccio perenne.

Questo quadro impone ripercussioni dirette sulle riserve idriche, sulla resa dei raccolti agricoli e sull’equilibrio idrogeologico montano, spingendo la Regione a sollecitare piani di adattamento immediati.

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