L’immagine della Gen Z interamente devota a tisane, mocktail analcolici e routine di benessere senza sgarri non regge alla prova dei fatti. La vita notturna di Londra racconta una realtà molto diversa: la voglia di bere e tirare tardi nei locali è ancora presente tra i ventenni.


I dati IWSR smentiscono la generazione sobria
I numeri dell’istituto di ricerca IWSR, specializzato nei mercati beverage, mostrano che la quota di consumatori di alcolici tra i 18 e i 29 anni è salita rispetto a due anni fa. Il dato più rilevante riguarda i cocktail: l’84% dei giovani intervistati ne ha ordinato almeno uno negli ultimi sei mesi, superando le percentuali delle generazioni precedenti.
Marten Lodewijks, presidente di IWSR, ha sottolineato come queste statistiche mettano formalmente in discussione l’etichetta di “generazione della moderazione” assegnata finora ai più giovani.


Martini a 8 sterline e pub di quartiere
Un reportage del Times ha monitorato le trasformazioni in corso nei quartieri londinesi. A cambiare non è tanto l’atto del bere, quanto i luoghi e i parametri di spesa.
A Hackney il locale Rasputin’s registra il pieno grazie a Martini venduti a 8 sterline, mentre a Dalston Ellie’s Bar si concentra su ricette essenziali lontane dai listini gonfiati della mixology d’alta fascia.
Accanto a questi indirizzi informali si assiste al rilancio dei vecchi pub tradizionali. Spazi un tempo trascurati dalle mode urbane attraggono ora una clientela under 30 in cerca di prezzi sostenibili e di una socialità diretta.

La convivenza tra fitness e drink
Il comportamento dei giovani non replica i consumi sregolati dei Millennials negli anni Duemila. Le scelte attuali combinano abitudini apparentemente contraddittorie: allenamenti regolari, regimi alimentari controllati e, la sera, l’acquisto di un cocktail classico.
Il comparto delle bevande a zero o basso contenuto alcolico continua a espandersi, ma non ha sostituito la birra o il drink del fine settimana.

Il peso dei costi sul consumo
Dietro la presunta rinuncia all’alcol si nasconde spesso un fattore puramente finanziario legato all’aumento generale dei prezzi e alla crisi dei locali britannici. Uscire a bere comporta spese che molti budget non possono sostenere.
Hashim Na’ama, PR ventottenne attivo nel settore dell’ospitalità londinese, ha spiegato al quotidiano britannico che gran parte della tendenza wellness non rappresenta una svolta etica, ma semplicemente «inflazione sotto mentite spoglie».

