I dati sul commercio estero della Cina mostrano un’anomalia statistica senza precedenti per il comparto enologico. Nei primi sei mesi dell’anno, il valore del vino esportato dal Dragone ha registrato un balzo del 186%, raggiungendo i 75 milioni di dollari complessivi contro i 26 milioni dello stesso periodo precedente.
Il prezzo medio all’esportazione si è attestato a quasi 33 dollari al litro, superando le quotazioni medie di colossi del settore come Francia, Italia e Spagna. I volumi complessivi spediti fuori confine sono cresciuti del 14,7%, toccando quota 2,28 milioni di litri.

La corsa dei vini fermi in bottiglia
Le registrazioni delle Dogane cinesi indicano che la quasi totalità dell’incremento riguarda il vino fermo confezionato. Per questa tipologia il prezzo medio è salito del 149%, toccando i 38 dollari al litro e collocando i lotti registrati nella fascia commerciale dei fine wine.
Spumanti, vino sfuso e formati bag-in-box sono rimasti totalmente estranei a questa improvvisa fiammata delle quotazioni doganali.
Il carico record registrato nel mese di aprile
L’origine di questa impennata è stata tracciata dalle ricostruzioni di stampa internazionale. Come riportato da The Wall Street Journal, i registri doganali hanno rilevato ad aprile una spedizione partita dalla provincia meridionale del Guangdong e diretta a Singapore.
Il carico conteneva 200mila bottiglie con un valore dichiarato superiore a mille yuan per unità (circa 130 euro a bottiglia). Secondo l’analisi della testata specializzata WBO, la transazione farebbe capo a un unico marchio commerciale.

I nodi strutturali del mercato cinese
Nonostante il rimbalzo contabile dei primi sei mesi, la filiera vitivinicola cinese attraversa una fase complessa. I consumi interni restano deboli e la bilancia commerciale vede la Cina tradizionalmente posizionata come acquirente netto, con importazioni di gran lunga superiori alle vendite estere.
Le statistiche ufficiali non specificano se il vino registrato sia stato interamente vendemmiato e prodotto sul territorio cinese oppure se si tratti di partite di riesportazione. Resta il fatto che Singapore, Hong Kong e Macao hanno assorbito la quasi totalità delle bottiglie di alta gamma dichiarate in uscita.

