18 varietà resistenti e zero infezioni: l’Abruzzo chiude la prima vendemmia Piwi e lancia le Tea

18 varietà resistenti e zero infezioni: l'Abruzzo chiude la prima vendemmia Piwi e lancia le Tea
18 varietà resistenti e zero infezioni: l'Abruzzo chiude la prima vendemmia Piwi e lancia le Tea

L’Abruzzo registra la sua prima vendemmia sperimentale di vitigni resistenti Piwi. La raccolta è avvenuta nei terreni dell’Istituto Tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi” a Scerni, sede del vigneto sperimentale voluto e finanziato dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo.

L’iniziativa analizza la risposta delle diverse cultivar alle fitopatie fungine e ne monitora l’adattamento agronomico e la resa qualitativa nel contesto regionale.

Grappoli di uva da vitigni resistenti Piwi nel vigneto sperimentaleGrappoli di uva da varietà Piwi durante le fasi di raccolta sperimentale a Scerni.

La sperimentazione su 18 varietà a Scerni

I primi grappoli sono stati tagliati il 29 luglio, a tre anni esatti dalla messa a dimora delle barbatelle. Il vigneto accoglie 18 varietà resistenti, distribuite con una densità di 10 ceppi per ciascuna selezione.

Le varietà a bacca bianca e nera inserite nel test sono Bronner, Charvir, Fleurtai, Johanniter, Kersus, Palma, Pinot Iskra, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Sauvignier Gris, Cabernet Eidos, Nermantis, Pinot Kors, Pinot Regina, Sevar, Termantis e Volturnis.

Il controllo sul campo, coordinato dall’agronomo Fausto Cimini, ha verificato l’efficacia contro peronospora e oidio, le due patologie bersaglio dei programmi di incrocio. La risposta agronomica ha evidenziato una resistenza totale a entrambe le infezioni.

Vigneto sperimentale del Consorzio Vini d'AbruzzoFilari del vigneto sperimentale dell’Istituto Agrario Ridolfi di Scerni.Filari di varietà resistenti in AbruzzoViti resistenti coltivate in Abruzzo per la sperimentazione enologica.

Il piano dei test enologici fino a sei anni

Il protocollo scientifico prevede un percorso di osservazione compreso tra 5 e 6 anni. La tabella di marcia include almeno tre cicli completi di microvinificazione per tracciare le schede chimiche, analitiche e organolettiche dei singoli genotipi.

I dati raccolti serviranno a selezionare i profili migliori e a inoltrare la richiesta formale per l’iscrizione nell’Elenco regionale delle varietà di vite autorizzate in Abruzzo.

Dalle piante resistenti all’evoluzione assistita

«La prima vendemmia Piwi è un passaggio fondamentale perché ci permette di cominciare a confrontarci concretamente con il prodotto della vigna», ha dichiarato Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo. «Da ora saranno le uve e le microvinificazioni a dirci qualcosa in più sul potenziale enologico di queste varietà. Servono anni di osservazione, dati e confronti per capire quali genotipi possano essere realmente adatti al nostro territorio».

Alessandro Nicodemi presidente Consorzio Tutela Vini d'AbruzzoAlessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo.Alessandro NicodemiIl presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi.

Oltre all’indagine sui Piwi, l’ente di tutela ha varato un filone di ricerca incentrato sulle Tea (Tecnologie di evoluzione assistita). Il programma punta a sviluppare nuovi cloni di vitigni autoctoni e internazionali già noti, modificati per tollerare meglio stress idrici, termici e attacchi parassitari.

Il fronte normativo e l’ingresso nelle denominazioni d’origine

In Italia sono 36 le varietà Piwi regolarmente iscritte nel Registro Nazionale. Soltanto 10 regioni ne consentono attualmente la coltivazione:

  • Piemonte
  • Lombardia
  • Trentino-Alto Adige
  • Veneto
  • Friuli-Venezia Giulia
  • Emilia-Romagna
  • Marche
  • Lazio
  • Abruzzo
  • Campania

Il blocco principale riguarda l’impiego nei disciplinari a denominazione di origine controllata. Realtà come il Consorzio Vini delle Venezie spingono per includere una quota fino al 10% di varietà resistenti nei vini DOC, un passaggio che richiede prima una riforma parlamentare del Testo Unico del vino.

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