La città di New York ha pubblicato oltre 170.000 pagine di documenti finora riservati sul monitoraggio della qualità dell’aria dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Gli atti dimostrano che i vertici municipali dell’epoca sapevano che l’area circostante Ground Zero non era respirabile, nonostante le ripetute rassicurazioni fornite alla popolazione.
L’annuncio della pubblicazione è arrivato dal sindaco Zohran Mamdani durante una conferenza stampa al City Hall. A quasi 25 anni dalla distruzione delle Torri Gemelle, le malattie causate dall’esposizione alle polveri tossiche hanno provocato più morti rispetto a quelli registrati durante il giorno dell’attacco, quando persero la vita quasi 3.000 persone.
Attualmente sono almeno 140.000 le persone iscritte al World Trade Center Health Program provenienti da tutti gli Stati Uniti. Di queste, 49.000 hanno ricevuto una diagnosi certificata di patologia oncologica collegata al disastro.
I faldoni rimasti nascosti e la battaglia giudiziaria
La desecretazione mette fine a un contenzioso legale promosso dall’organizzazione 9/11 Health Watch, che aveva fatto causa all’amministrazione cittadina per ottenere gli atti. I documenti provengono da 68 scatole ritrovate l’anno scorso all’interno di un ufficio governativo locale.
I rapporti ambientali interni registravano allarmi fin dall’autunno del 2001. Tra ottobre e novembre di quell’anno, i test condotti regolarmente avevano rilevato alti livelli di tossine pericolose, tra cui amianto e agenti chimici persistenti.
Il sindaco di New York Zohran Mamdani durante una conferenza stampa al City Hall sulla pubblicazione dei documenti relativi all’11 settembre.
L’intero archivio è stato inserito in un portale digitale ad accesso libero e gratuito. Il comune prevede di caricare ulteriori faldoni nei prossimi mesi per garantire la massima trasparenza ai sopravvissuti e ai soccorritori.
I dati smentiti e il piano per evitare i risarcimenti
Nel febbraio 2002, il deputato Jerry Nadler inviò una nota formale all’ufficio dell’allora sindaco Michael Bloomberg. Nadler denunciava che l’amministratrice dell’Environmental Protection Agency (EPA), Christine Todd Whitman, aveva ingannato i cittadini definendo l’aria “sicura”, prima ancora che venissero avviate verifiche negli spazi chiusi.
Gli scienziati dell’Università della California a Davis avevano inoltre individuato concentrazioni allarmanti di particolato ultrafine capace di depositarsi nei polmoni. Nonostante ciò, nello stesso periodo Bloomberg dichiarava alla stampa che ogni test eseguito certificava la qualità dell’aria entro limiti accettabili.
La strategia legale del “Memorandum Harding”
Tra i documenti più pesanti spicca il “Memorandum Harding”, indirizzato all’allora vicesindaco Robert Harding. Nel testo, l’ufficio legale del comune calcolava circa 35.000 potenziali ricorrenti, con circa 10.000 denunce attese, ed esaminava scappatoie legislative per blindare l’amministrazione dai risarcimenti.
Il memo sottolineava il rischio concreto che giudici e giurie potessero condannare la città a pagare somme ingenti. La colpa temuta era l’aver emanato avvisi sanitari che spinsero i residenti a rientrare nelle abitazioni troppo presto, esponendoli alle sostanze letali.
Alla conferenza stampa era presente l’attore e attivista Jon Stewart, storico sostenitore dei soccorritori di Ground Zero, insieme ai familiari delle vittime delle malattie post-11 settembre. Tra le testimonianze, quella di Karen Klingon, il cui fratello Robert viveva a pochi minuti dalle torri ed è morto due anni fa per un tumore cerebrale.


