Lonnie Bunch III ha annunciato il suo ritiro dalla guida dello Smithsonian Institution, il più grande complesso museale al mondo. La decisione giunge al culmine di una dura campagna di scontro politico avviata dall’amministrazione guidata da Donald Trump per ridefinire l’indirizzo culturale dell’ente.
«È con sentimenti contrastanti e profonda gratitudine che annuncio il mio ritiro dallo Smithsonian», ha dichiarato Bunch, 73 anni. Il dirigente ha precisato in diverse interviste che la scelta non è direttamente collegata alle richieste della Casa Bianca.
Il presidente della Corte Suprema degli Stati Uniti John Roberts, che ricopre anche il ruolo di cancelliere dello Smithsonian, ha espresso stima per l’operato del segretario uscente. Roberts ha confermato che lavorerà a stretto contatto con Bunch nei prossimi mesi per gestire il passaggio di consegne.
Lo scontro con la Casa Bianca sulla narrazione storica
L’addio di Bunch segue mesi di crescente pressione da parte dell’amministrazione Trump. Una lettera federale inviata il 28 agosto avvertiva che le agenzie governative avrebbero potuto interrompere ogni collaborazione con lo Smithsonian in caso di mancato rinnovo della leadership.
La missiva citava un precedente rapporto in cui l’ente museale veniva accusato di aver intrapreso un «attivismo politico estremo volto a trasformare il Paese». Da parte sua, Trump ha etichettato a più riprese le esposizioni come «woke», ordinando ai propri funzionari di contrastare quella che definisce una riscrittura ideologica della storia statunitense.
Tra i provvedimenti più controversi figura un ordine esecutivo firmato a luglio, con cui il presidente ha imposto al National Park Service di installare cartelli informativi vicino al National Museum of American History per segnalare presunte «informazioni inaccurate».
Bunch, in carica dal 2019, ha difeso costantemente l’autonomia scientifica dell’istituzione fondata 180 anni fa, pur accettando di consegnare alla Casa Bianca un’ampia documentazione sulle mostre. «Il nostro lavoro è raccontare una storia accurata, complessa e veritiera», aveva ribadito Bunch ai microfoni della CNN.
La battaglia per la successione e il controllo dell’ente
L’uscita di scena del segretario ha sollevato forti reazioni tra gli addetti ai lavori e i rappresentanti legali impegnati contro le riforme culturali dell’amministrazione. Greg Werkheiser, avvocato attivo in diversi procedimenti contro i provvedimenti federali, ha definito la perdita allarmante a fronte della campagna politica condotta contro i vertici museali.
Gli equilibri interni al Board of Regents
La nomina del prossimo segretario spetta al Board of Regents dello Smithsonian. Oltre al giudice Roberts, l’organo direttivo comprende il vicepresidente JD Vance, parlamentari di entrambi gli schieramenti politici e membri della società civile.
Attraverso un ordine esecutivo emesso lo scorso anno, Trump ha incaricato Vance di selezionare nuovi delegati pubblici allineati alle priorità culturali dell’amministrazione. Con due mandati già scaduti e altri due seggi in scadenza a inizio ottobre, l’esecutivo punta a incrementare la propria influenza prima delle elezioni parlamentari di metà mandato.
Bunch conclude un percorso iniziato all’interno dell’istituzione nel 1978. Tra i suoi risultati principali figura la direzione per quasi quattordici anni del National Museum of African American History and Culture, progetto curato sin dalla fase ideativa fino all’inaugurazione ufficiale nel 2016.

