Ricatto a Raoul Bova per i vocali rubati: chiesta l’archiviazione per la modella, Monzino verso il processo

Ricatto a Raoul Bova per i vocali rubati: chiesta l'archiviazione per la modella, Monzino verso il processo
Ricatto a Raoul Bova per i vocali rubati: chiesta l'archiviazione per la modella, Monzino verso il processo

La procura ha chiuso il cerchio sull’indagine che vede l’attore Raoul Bova come persona offesa in un caso di ricatto e violazione della privacy.

Federico Monzino rischia di finire a processo con le accuse di tentata estorsione, violazione della corrispondenza privata e successiva rivelazione della stessa. Verso l’archiviazione, invece, le posizioni della modella Martina Ceretti e di Catherine Salcedo Martinez, ritenute totalmente ignare delle condotte dell’amico.

La trappola dei vocali e il passaggio a Falsissimo

I messaggi vocali inviati da Raoul Bova a Martina Ceretti erano finiti all’interno di una puntata del format online “Falsissimo” di Fabrizio Corona, diventando rapidamente virali su tutte le piattaforme social.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, a consegnare quel materiale audio a Corona sarebbe stato lo stesso Monzino. L’indagato avrebbe poi impiegato i medesimi file per imbastire il tentativo di estorsione ai danni dell’attore.

Il quadro probatorio si è consolidato grazie alle perizie sui dispositivi informatici eseguite dalla polizia postale del Lazio, ai messaggi scambiati tra Ceretti e Bova dopo l’avvio del fascicolo e alle dichiarazioni rese dalla modella durante l’interrogatorio con il pubblico ministero.

La ricostruzione investigativa: dal furto alla tentata estorsione

Gli atti giudiziari fissano l’inizio della vicenda al 5 luglio 2025, giorno in cui l’indagato avrebbe videoregistrato le conversazioni private tra l’attore e la modella con il chiaro intento di predisporre il ricatto.

Il 9 luglio successivo i file sono stati girati a Fabrizio Corona per la diffusione mediatica. Il 10 luglio Monzino ha chiesto all’amica il recapito telefonico di Bova, avviando il contatto intimidatorio con l’agente della star attraverso un falso profilo Instagram.

L’utenza spagnola e la denuncia immediata

L’11 luglio 2025 le richieste estorsive sono state recapitate direttamente al numero personale di Bova tramite un account WhatsApp collegato a un’utenza telefonica spagnola. In quella stessa data l’attore, assistito dal proprio legale David Leggi, ha presentato formale denuncia alle forze dell’ordine.

Bova ha riferito agli inquirenti di aver risposto a una telefonata proveniente da quel recapito estero, parlando con una voce maschile che si esprimeva in un italiano privo di inflessioni straniere.

Dagli accertamenti tecnici della polizia postale è emerso che la scheda telefonica apparteneva a Salcedo Martinez, 23enne brasiliana che frequentava regolarmente la casa di Monzino. La giovane capisce l’italiano ma non lo parla fluentemente, elemento che ha convinto gli inquirenti del fatto che il dispositivo fosse stato utilizzato a sua insaputa.

Le minacce economiche e le pressioni psicologiche

Durante le comunicazioni con Bova, l’autore dei messaggi faceva leva su presunte difficoltà economiche personali per giustificare la pretesa di denaro. Nelle chat recuperate si legge: «Sono di buona famiglia, anzi ottima, mi hanno tagliato i viveri. Però ho anche bisogno economicamente».

Il 22 luglio 2025 si è rivelato un momento cruciale: sia Monzino che Ceretti sono stati informati da Corona dell’apertura del procedimento penale a carico dell’estorsore. In quel frangente l’indagato ha rivelato alla ragazza di aver preteso denaro dall’attore.

Su consiglio di una terza persona, Monzino ha costretto Ceretti a contattare Bova per verificare se fosse stata formalizzata una querela. Nei messaggi la giovane scriveva: «Vorrei difendere te e il mio amico. Penso che chiunque sia stato l’abbia fatto in un momento di estrema fragilità, senza rendersi conto delle conseguenze».

La modella ha riferito agli inquirenti di essere stata strattonata da Monzino, il quale le avrebbe sottratto lo smartphone per parlare direttamente con Bova. Una versione accolta dal magistrato, che nella richiesta di archiviazione per la ragazza ha rimarcato l’esistenza di un contesto di costante pressione e sopraffazione fisica e psicologica.

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