Il processo a carico di Lindsay Clancy si è chiuso senza una sentenza. Dopo sette giorni di camera di consiglio, la giuria non è riuscita a raggiungere il verdetto unanime richiesto dalla legge dello Stato del Massachusetts.
A determinare lo stallo decisivo è stata l’opposizione di un singolo giurato. Di fronte all’impossibilità di superare il disaccordo interno, il giudice William Sullivan ha formalizzato il mistrial, disponendo l’annullamento del procedimento.
La decisione del tribunale e lo stallo tra i giurati
La dichiarazione di annullamento non equivale a un’assoluzione né a una condanna. La 36enne ex infermiera resta formalmente sotto accusa e l’ufficio del procuratore mantiene la facoltà di chiedere la celebrazione di un nuovo processo.
Il dibattimento, seguito costantemente in diretta streaming negli Stati Uniti, non verteva sulla dinamica materiale degli eventi, mai contestata dalla difesa, ma sull’imputabilità della donna al momento dei fatti.
La tragedia del 24 gennaio 2023 a Duxbury
I fatti risalgono al 24 gennaio 2023 all’interno dell’abitazione familiare a Duxbury. Clancy ha strangolato i tre figli: Cora di 5 anni, Dawson di 3 anni e Callan di 8 mesi.
Subito dopo l’uccisione dei bambini, la donna si è lanciata da una finestra della casa nel tentativo di togliersi la vita. L’impatto le ha provocato lesioni irreversibili alla colonna vertebrale, causandole una paralisi permanente dalla vita in giù.
La tesi difensiva sulla psicosi post-partum
La difesa ha impostato l’intera linea processuale sulla totale incapacità di intendere e di volere, attribuita a una grave forma di psicosi post-partum. Si tratta di una condizione clinica acuta che può manifestarsi dopo la gravidanza con allucinazioni, deliri e perdita di contatto con la realtà.
I legali hanno documentato le richieste di aiuto avanzate da Clancy nei mesi precedenti al delitto. La donna aveva contattato il proprio psichiatra per 14 volte, affrontato un ricovero volontario, seguito diverse terapie farmacologiche e chiamato i servizi di emergenza segnalando pensieri suicidi.
Agli atti sono stati allegati anche i passaggi del suo diario personale, dove scriveva: «Sto annegando» e «Ho un tale disperato bisogno di una pausa mentale dal dovermi prendere cura di tutti, che la mia mente sta cercando di trovare qualcosa che non va nel mio fisico», ribadendo la richiesta di cure con la frase «Voglio aiuto. Voglio stare bene».
Le contestazioni dell’accusa
La procura ha invece sostenuto la piena lucidità dell’imputata durante l’azione delittuosa. Secondo la ricostruzione accusatoria, Clancy avrebbe agito con premeditazione, pianificando i tempi dell’aggressione e chiedendo al marito di uscire di casa per sbrigare una commissione prima di colpire i tre bambini.

