I preparativi per la prossima legge di bilancio delineano i primi scenari sugli interventi fiscali. Al centro del dibattito resta la rimodulazione dell’Irpef, con risorse mirate ad alleggerire il carico sui contribuenti.
Antonio Piccirilli
Il piano per i redditi medi: aliquota al 33% fino a 60mila euro
La misura principale al vaglio prevede l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% alla fascia di reddito compresa tra 50mila e 60mila euro. Questo intervento richiederebbe una copertura finanziaria stimata in circa 3 miliardi di euro.
In termini pratici, il beneficio partirebbe da 100 euro per chi dichiara 51mila euro, salendo di 100 euro per ogni scaglione di mille euro di reddito. Il risparmio massimo raggiungerebbe i 1.000 euro annui per i redditi pari o superiori a 60mila euro, salvo meccanismi di sterilizzazione sopra determinate soglie.
- 51.000 €: risparmio di 100 €
- 53.000 €: risparmio di 300 €
- 55.000 €: risparmio di 500 €
- 58.000 €: risparmio di 800 €
- 60.000 € e oltre: risparmio di 1.000 €
La seconda ipotesi: scendere dal 23 al 22%
Accanto all’intervento sul ceto medio, emerge la proposta avanzata da Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della commissione Finanze della Camera. L’idea riguarda la riduzione della prima aliquota Irpef, portandola dal 23 al 22%.
Tale modifica coinvolgerebbe tutti i contribuenti con redditi superiori alla no tax area, producendo effetti anche sui redditi delle fasce successive grazie alla progressività dell’imposta.
Gli effetti concreti in busta paga
Applicando un taglio lineare di un punto percentuale, il risparmio annuale risulterebbe parametrato all’imponibile dichiarato:
- 15.000 €: imposta ridotta da 3.450 a 3.300 € (vantaggio di 150 €)
- 20.000 €: imposta ridotta da 4.600 a 4.400 € (vantaggio di 200 €)
- 28.000 €: imposta ridotta da 6.440 a 6.160 € (vantaggio di 280 €)
In un’intervista a ‘Il Sussidiario’, Osnato ha indicato che un punto in meno su questo scaglione comporta un costo di circa 1,5 miliardi di euro e assicura un beneficio fino a 220 euro annui, cifra che potrebbe riflettere specifici correttivi tecnici in fase di studio.
I vincoli di bilancio e il peso del Superbonus
La fattibilità della riduzione per la fascia più bassa resta legata ai margini dei conti pubblici. Intervistato da Italia Oggi, lo stesso Osnato ha evidenziato la prudenza necessaria nella gestione dei fondi.
Il percorso dipende dai tempi di uscita dell’Italia dalla procedura europea per deficit eccessivo e dal pesante impatto del Superbonus, quantificato in 40 miliardi di euro sui conti fino al 2027.


