Mestre, 19 alloggi su 24 comprati da bengalesi: morosità fino a 10.000 euro e rintracci a Londra

Mestre, 19 alloggi su 24 comprati da bengalesi: morosità fino a 10.000 euro e rintracci a Londra
Mestre, 19 alloggi su 24 comprati da bengalesi: morosità fino a 10.000 euro e rintracci a Londra

A Mestre il mercato immobiliare fotografa una trasformazione profonda. Dopo il dibattito sulla moschea e i 107 milioni di euro inviati in patria nel 2025 dalla comunità bengalese, la convivenza nei palazzi della terraferma veneziana affronta una fase critica tra acquisti di alloggi, debiti accumulati e appartamenti dormitorio.

In alcuni condomini di Corso del Popolo la presenza dei residenti originari del Bangladesh è diventata maggioritaria. In uno stabile di via Gaspare Gozzi, a quattordici minuti di autobus dai cantieri di Fincantieri, su 24 appartamenti complessivi ne restano soltanto 5 abitati da famiglie italiane.

Materassi sul pavimento e debiti da diecimila euro

La transizione da semplici affittuari a proprietari ha modificato la gestione quotidiana degli edifici. Molti inquilini lavorano nella cantieristica o come stagionali nella ristorazione e negli alberghi di Venezia, ma le insolvenze sulle spese fisse sono all’ordine del giorno.

«Non abbiamo soldi, ci dicono quando li incrociamo sulle scale», riferisce uno degli ultimi residenti italiani del palazzo vicino alla stazione. Per coprire i costi di acquisto, diversi proprietari subaffittano gli spazi: decine di persone condividono pochi metri quadri stendendo materassi a terra.

Nello stesso edificio almeno dieci scale registrano insoluti superiori ai 3.000 euro. Le morosità hanno innescato decreti ingiuntivi, pignoramenti e vendite all’asta, fino al caso limite di un debitore da 10.000 euro rintracciato a Londra da un investigatore privato ingaggiato dall’amministrazione.

Il ruolo delle assemblee e la barriera linguistica

Le barriere linguistiche e la totale mancata conoscenza delle regole condominiali complicano la convivenza. Spesso i nuovi acquirenti ignorano di dover continuare a versare quote di gestione ordinaria e tributi dopo il rogito notarile.

I lavoratori disertano sistematicamente le riunioni per via dei turni lavorativi. I condomini italiani raccolgono le loro deleghe per raggiungere il numero legale minimo, evitando che l’attività decisionale rimanga del tutto paralizzata.

La conferma degli amministratori: manutenzioni bloccate

Il quadro trova riscontro diretto nello studio Moro di via Filiasi, che amministra due condomini lungo Corso del Popolo. I professionisti segnalano una raffica di solleciti e provvedimenti giudiziari emessi negli ultimi anni per recuperare le somme mancanti.

Il mancato versamento delle quote impedisce l’avvio delle manutenzioni straordinarie più urgenti. Lavori essenziali come il rifacimento dei tetti e la tinteggiatura delle facciate vengono continuamente cancellati o rinviati per insufficienza di cassa e mancato raggiungimento del quorum.

A pesare sulla quotidianità sono anche le continue contestazioni sul degrado degli spazi condivisi. Gli amministratori registrano frequenti segnalazioni per sovraffollamento, scarsa igiene delle scale e disturbo della quiete pubblica negli stabili più densamente abitati.

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