30 anni dopo Lamerica, Gianni Amelio porta a Venezia Nessun dolore: in sala dal 24 settembre

30 anni dopo Lamerica, Gianni Amelio porta a Venezia Nessun dolore: in sala dal 24 settembre
30 anni dopo Lamerica, Gianni Amelio porta a Venezia Nessun dolore: in sala dal 24 settembre

A più di trent’anni da Lamerica, Gianni Amelio torna ad affrontare il tema delle migrazioni con Nessun dolore, presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film arriverà nelle sale italiane il 24 settembre distribuito da 01 Distribution, con un cast guidato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea.

Il titolo prende spunto dai versi del poeta Mario Luzi. Il regista calabrese costruisce l’opera attorno all’idea che il dolore estremo possa trasformarsi in una spinta vitale per ricominciare, anziché condurre alla distruzione definitiva.

Dalla bancarella al carcere: la vicenda di Davide

Il protagonista è Davide, interpretato da Alessandro Borghi, un trentenne che vende libri usati in una piazza romana. La sua routine si spezza quando gli viene affidato all’improvviso un bambino nordafricano che inizia a seguirlo ovunque, fino a rimanere coinvolto in un grave incidente.

Travolto dal senso di colpa, Davide incontra al pronto soccorso Aminah, un’adolescente algerina incinta appena sbarcata sulle coste italiane. Decide di offrirle riparo per la notte, ma l’appartamento finisce per trasformarsi in un rifugio per altre persone senza dimora. La convivenza attira la denuncia dei vicini di casa e porta l’uomo direttamente in carcere.

La rottura con il passato e il nodo politico

Amelio rifiuta l’idea di un semplice seguito di Lamerica, sottolineando come la questione migratoria si sia trasformata nel corso dei decenni in una vera e propria tragedia globale. Il regista critica la gestione dei confini da parte degli Stati Uniti e respinge l’idea che singoli Paesi come Italia o Spagna debbano farsi carico dell’intero flusso senza un piano condiviso.

«Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento c’è la politica», ha dichiarato Amelio al Lido. Il regista ha bollato con durezza termini recenti come «remigrazione», evidenziando come oggi chi fugge da fame e guerre rischi costantemente di trovare la morte nel Mediterraneo invece di una reale opportunità.

L’adozione personale e la figura del protagonista

Davide non è stato concepito come un benefattore irreprensibile, ma come una persona comune che prova rabbia e disorientamento di fronte alla perdita dei propri spazi. Amelio ha inserito nella sceneggiatura frammenti della propria vita privata, ricordando l’adozione di un ragazzo albanese avvenuta attraverso il padre naturale del giovane.

Anche la passione per le bancarelle riflette una convinzione del regista, preoccupato per la graduale scomparsa dei banchi di libri a favore delle attività per turisti nelle grandi città.

Il lavoro sul set: la Tourette di Borghi e la regia di Amelio

Alessandro Borghi ha spiegato la complessità morale del ruolo, affermando che nella vita reale non avrebbe compiuto l’80% delle scelte del suo personaggio. Il legame tra Davide e l’attore passa invece attraverso un dettaglio fisico reale: la sindrome di Tourette di Borghi.

Amelio ha scelto di inserire i tic dell’attore direttamente nel personaggio, utilizzandoli durante le riprese come indice del crescendo di ansia e pressione emotiva. Per Borghi, la gestione di questi momenti sul set è servita a scandire il crollo psicologico di Davide.

Valeria Golino e la disciplina dell’ascolto

Valeria Golino ha raccontato l’impatto di un metodo di regia rigoroso e privo di concessioni. L’attrice ha descritto la necessità di spogliarsi delle proprie sicurezze professionali pregresse per affidarsi totalmente allo sguardo del cineasta.

Il confronto sul set ha messo al centro la difficoltà di accettare l’aiuto altrui e il valore della fragilità, snodo fondamentale per comprendere la dinamica dei legami umani messi in scena nel lungometraggio.

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