I fondali del golfo di Pozzuoli continuano a restituire l’impronta monumentale della Roma repubblicana e imperiale. Nel bacino sommerso di Porto Giulio, gli archeologi del Parco Sommerso di Baia hanno individuato e restaurato il pavimento dell’antico laconicum, l’ambiente destinato ai bagni di vapore di un complesso termale d’epoca romana.
L’intervento è scaturito dalle operazioni di ricerca del celebre «mosaico delle onde», di cui si erano perse le coordinate esatte. Le ricognizioni subacquee hanno portato alla luce un impianto articolato su tre sale a pianta circolare contigue: due di grandi dimensioni e una più raccolta.
Il sistema termale e la camera di vapore
La pavimentazione è riemersa proprio nell’ambiente minore. La struttura poggia ancora sulle originali suspensurae, i pilastri in muratura che creavano l’intercapedine sotterranea per la circolazione dell’aria calda, alimentata direttamente da sorgenti termali naturali.
Lo stato di conservazione dell’impianto ha smentito l’ipotesi di una distruzione causata da un incendio. L’edificio fu abbattuto intenzionalmente in epoca antica per fare spazio a nuove costruzioni, mentre il flusso di calore ha continuato ad attraversare le intercapedini per secoli, sigillando pavimenti e macerie sul fondo marino.
Il mosaico policromo e il motivo a cancello
Al centro della pavimentazione principale spicca uno pseudo-emblema decorativo, integrato nel pavimento per simulare un quadro autonomo. Il pannello è tornato visibile nella sua interezza lo scorso maggio, al termine di minuziose operazioni di pulizia condotte dai restauratori subacquei.
La composizione si distingue per l’impiego di tessere policrome rosse, gialle e verdi. I tasselli disegnano una raffinata balaustra a cancello, un motivo geometrico identico a quelli documentati nelle più prestigiose residenze patrizie romane.

Il legame con la villa di Cicerone
Le scelte architettoniche, la tecnica costruttiva e l’apparato ornamentale collocano la struttura nel I secolo a.C. La datazione e il livello qualitativo dei reperti rafforzano una delle congetture storiche più discusse dell’area flegrea: la presenza in questo punto della dimora puteolana di Marco Tullio Cicerone.
«Al momento non ci sbilanciamo, ma tutta una serie di elementi architettonici e posizionali rimandano direttamente alle fonti storiche, in particolare agli scritti di Plinio», spiega Enrico Gallocchio, funzionario archeologo del Parco Sommerso di Baia. «La datazione c’è, l’architettura c’è, la posizione c’è: tutto lascia pensare a Cicerone, anche se attendiamo ancora la conferma ufficiale».
Le indagini, partite due anni fa e proseguite con i restauri tra ottobre e maggio, si concentrano ora sui vani limitrofi. L’obiettivo delle prossime campagne subacquee è intercettare epigrafi e reperti capaci di chiudere l’attribuzione della proprietà.
La colonna in marmo bigio nella Villa a Protiro
I fondali di Baia hanno restituito in parallelo un altro tassello strutturale. Durante i campionamenti scientifici diretti da Eleonora Gasparini dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), insieme a Gallocchio e all’assistente tecnico Carlo Leggieri della Soprintendenza ABAP di Napoli, è emersa una colonna in marmo bigio appartenente al peristilio della Villa con ingresso a Protiro.
L’elemento marmoreo è crollato ma conserva il proprio alloggiamento incastonato nello stilobate. Il ritrovamento chiude la mappa del colonnato su un lato finora sconosciuto, confermando la perfetta simmetria dell’impianto residenziale sommerso.

