Cloud Ue da 112 miliardi: l’80% è in mano ai colossi Usa e Bruxelles si spacca sul piano Cada

Cloud Ue da 112 miliardi: l'80% è in mano ai colossi Usa e Bruxelles si spacca sul piano Cada
Cloud Ue da 112 miliardi: l'80% è in mano ai colossi Usa e Bruxelles si spacca sul piano Cada

La dipendenza tecnologica dell’Unione Europea dagli Stati Uniti si trasforma in scontro aperto tra politica industriale e apparati militari. Al centro della contesa c’è il Cloud and AI development act (Cada), presentato dalla Commissione europea il 3 giugno 2026 per triplicare la capacità dei data center continentali entro 5-7 anni.

La misura prevede vincoli stringenti negli appalti pubblici, riservando i servizi sensibili per la sicurezza nazionale a fornitori europei. L’obiettivo dichiarato punta a ridurre l’influenza di Washington e delle multinazionali d’Oltreoceano.

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Ursula von der Leyen e Donald Trump in occasione di un vertice bilaterale.

I funzionari della difesa frenano sui bandi riservati

I vertici militari e i contractor della difesa continentale contestano la linea di Bruxelles. Come riportato dal Financial Times, diversi funzionari ritengono che allontanare i giganti tecnologici americani esponga l’Europa a rischi informatici immediati e a una perdita di efficienza operativa.

Secondo le fonti interpellate dalla testata britannica, colmare il divario con gli Stati Uniti nel settore del cloud e dei modelli avanzati di calcolo richiederà tra gli 8 e i 10 anni. Un’accelerazione normativa rischierebbe di privare le forze armate di piattaforme indispensabili prima che emergano alternative credibili sul territorio comunitario.

Il nodo degli F-35 e l’interoperabilità Nato

Le preoccupazioni operative toccano direttamente i sistemi d’arma strategici già in dotazione agli eserciti europei, inclusi i caccia multiruolo F-35, le cui infrastrutture informatiche e logistiche restano saldamente legate all’ecosistema tecnologico statunitense.

Le restrizioni potrebbero ostacolare anche lo scambio rapido di flussi di dati tattici con i partner della Nato sul campo di battaglia. I governi del Nord e dell’Est Europa, tradizionalmente più allineati a Washington sui requisiti di difesa, preparano emendamenti per ammorbidire le clausole protezionistiche del testo legislativo.

La replica degli esperti: “Il ritardo nasce dalle lobby”

La tesi dell’inevitabile subordinazione tecnologica non convince chi ha lavorato direttamente ai progetti continentali di infrastruttura dati. Francesco Bonfiglio, ex amministratore delegato dell’iniziativa Gaia-X e autore del saggio Digiballe, difende la necessità di intervenire sulle gare pubbliche.

“Nell’80 per cento dei casi non è affatto necessario scegliere piattaforme americane, perché le offerte europee soddisfano già le esigenze degli enti pubblici”, spiega Bonfiglio. A suo avviso, la vera zavorra non coincide con la carenza di risorse economiche, bensì con la costante pressione delle lobby di Big Tech sulle istituzioni comunitarie.

Il fenomeno coinvolge le grandi aziende di casa nostra: “Una parte dell’industria continentale difende i fornitori storici d’Oltreoceano per salvaguardare accordi commerciali consolidati. Paesi come Italia, Germania e Francia tendono ad assecondare queste posizioni”, precisa l’esperto, ricordando che gran parte dei miliardi stanziati per le Gigafactory europee dell’intelligenza artificiale finirà comunque nelle casse della californiana Nvidia.

I numeri del mercato e il pericolo del “kill switch”

Il mercato europeo dei servizi cloud vale attualmente circa 112 miliardi di euro. Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, oltre il 65% della torta è spartito tra tre soli colossi: Amazon, Google e Microsoft.

Aggiungendo le quote di Oracle e Ibm, il controllo statunitense oltrepassa l’80%, mentre la tedesca Sap, prima realtà europea del comparto, si ferma ad appena il 2%. Questo squilibrio espone l’Europa agli effetti del Cloud Act, la normativa approvata dalla prima amministrazione Trump che consente alle autorità giudiziarie statunitensi di accedere ai dati archiviati sui server delle proprie aziende, a prescindere dal Paese in cui si trovino i data center.

I tentativi di Big Tech di offrire filiali europee nominalmente autonome convincono poco gli specialisti, che evidenziano la minaccia tecnica del “kill switch”, ossia lo spegnimento da remoto dei servizi essenziali. I precedenti non mancano: dalla disattivazione dell’account mail del procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ai blocchi imposti dai software grafici in Venezuela.

Il 12 giugno 2026 la società Anthropic ha escluso tutti gli utenti non statunitensi dall’accesso ai propri strumenti dedicati alla cybersecurity, Mithos e Fable 5. Un episodio che conferma quanto la vulnerabilità delle infrastrutture civili e militari rimanga legata alle decisioni strategiche prese fuori dai confini dell’Unione.

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