Faye Dunaway è sbarcata al Lido per ritirare il Premio alla Carriera del Premio Kinéo, riconoscimento giunto quest’anno alla sua 25ª edizione.
Il premio si inserisce in una bacheca già straordinaria: l’Oscar vinto per Quinto potere di Sidney Lumet, un Emmy, tre Golden Globe, un BAFTA e una stella impressa sulla Hollywood Walk of Fame.
Faye Dunaway alla Sala Grande durante la Mostra del Cinema di Venezia.
Gli inizi e il coraggio di rompere le regole
La carriera di Faye Dunaway è iniziata alla fine degli anni Sessanta, quando era poco più che maggiorenne. Fin dalle prime battute ha scelto come punto di riferimento artistico Eleonora Duse, musa e leggenda teatrale italiana.
Ha costruito la propria strada opponendosi a logiche di potere consolidate, denunciando pubblicamente il produttore che le impose un accordo restrittivo per poter partecipare al provino di Gangster Story (Bonnie and Clyde) accanto a Warren Beatty.
Faye Dunaway sul red carpet a Venezia.
L’istinto del Sud e i grandi ruoli di Hollywood
Nel catalogo delle sue interpretazioni figurano capolavori come Chinatown, Mammina cara e Il caso Thomas Crown. Tra tutti i personaggi, la rapinatrice Bonnie Parker è rimasta la figura più vicina alla sua vera essenza.
Faye Dunaway nel ruolo di Vicki Anderson ne Il caso Thomas Crown nel 1968.
«Bonnie era la persona a me più vicina, perché il suo background era simile al mio: sono una ragazza del Sud», spiegava l’attrice nel 1977 ai giornalisti della Hollywood Foreign Press Association. «C’erano aspetti di lei che capivo istintivamente, senza dover fare molte ricerche. Poi ho interpretato donne più urbane e sofisticate, ma quella non è la mia vera natura».
Michael J. Pollard e Faye Dunaway nel film Gangster Story (Bonnie and Clyde).
Ritratto promozionale di Faye Dunaway negli anni Settanta.
Una rivoluzione di stile tra cinema e passerelle
Negli anni Settanta Dunaway ha anticipato tendenze destinate a diventare storiche, a cominciare dal trucco cut crease con palpebra mobile chiara, piega definita da una linea scura e ciglia a ciuffetti marcate.
Faye Dunaway sul set di Chinatown diretto da Roman Polanski nel 1974.
Faye Dunaway nel ruolo di Evelyn Cross Mulwray in Chinatown.
I tagli che hanno segnato un’epoca
Il caschetto biondo dorato, liscio e leggermente scalato di Bonnie and Clyde è diventato istantaneamente un emblema di modernità e libertà femminile nei saloni internazionali.
Subito dopo, le voluminose acconciature cotonate sfoggiate ne Il caso Thomas Crown hanno imposto un nuovo canone di raffinatezza cinematografica.
Sul tappeto rosso dell’83ª Mostra di Venezia, l’attrice ha mostrato un’evoluzione verso la naturalezza, scegliendo onde lunghe e volumi morbidi.








