Funerali di Ratko Mladić: 8mila persone a Belgrado e 76mila denunce in Bosnia

Funerali di Ratko Mladić: 8mila persone a Belgrado e 76mila denunce in Bosnia
Funerali di Ratko Mladić: 8mila persone a Belgrado e 76mila denunce in Bosnia

Circa ottomila persone si sono radunate davanti alla chiesa di San Luca Apostolo a Belgrado per l’ultimo saluto a Ratko Mladić. Il rito funebre ortodosso, l’«opelo», è stato officiato a mezzogiorno dal patriarca Porfirije dopo cinque ore di camera ardente.

L’ex generale serbo-bosniaco è morto all’Aia il 27 agosto all’età di 84 anni, mentre scontava l’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità. Il governo di Belgrado ha garantito l’omaggio militare, mettendo a disposizione un volo di Stato per il rimpatrio della salma.

La cerimonia a Belgrado e la presenza del governo

La bara di Mladić è stata esposta avvolta nella bandiera serba, sormontata dalla sciabola e dal berretto da ufficiale, presidiata da uomini in divisa. Alla funzione hanno preso parte tre rappresentanti dell’esecutivo serbo.

Tra i banchi erano presenti il ministro della Giustizia Nenad Vujić, che aveva scortato personalmente il feretro dai Paesi Bassi, il ministro della Cultura Nikola Selaković e il titolare delle Infrastrutture Darko Glišić.

Il presidente Aleksandar Vučić non ha partecipato alla celebrazione, pur difendendo l’operato delle istituzioni e intensificando i toni nazionalisti in vista delle prossime elezioni parlamentari anticipate.

Lo scontro diplomatico con Bruxelles

Gli onori tributati a Mladić hanno innescato un duro scontro tra la Serbia, Paese candidato all’adesione europea, e le istituzioni comunitarie. La commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, ha annullato la sua missione ufficiale a Belgrado definendo le celebrazioni incompatibili con i valori dell’Unione.

Vučić ha respinto le accuse al mittente, attaccando duramente la commissaria europea. Resta intanto incerta la presenza della Serbia tra le tappe del prossimo tour nei Balcani occidentali della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Le denunce per apologia in Bosnia-Erzegovina

In Bosnia-Erzegovina la glorificazione dei criminali di guerra costituisce un reato federale. Nell’arco di soli sette giorni dalla scomparsa dell’ex comandante, le autorità hanno registrato 76mila denunce formali per esaltazione della sua figura.

Sulla base di queste segnalazioni la magistratura bosniaca ha già avviato oltre 930 procedimenti penali contro cittadini che hanno celebrato pubblicamente il generale.

I crimini di guerra e i precedenti

Mladić era stato condannato in via definitiva nel 2017 per il massacro di oltre 8mila musulmani bosgnacchi a Srebrenica nel luglio 1995, per l’assedio di Sarajevo e per la gestione di campi di detenzione durante il conflitto balcanico del 1992-1995.

Le autorità di Belgrado continuano a rifiutare la definizione di genocidio per i fatti di Srebrenica. Lo scorso anno un trattamento analogo con esequie militari era stato riservato all’ex capo di stato maggiore Nebojša Pavković, anch’egli condannato per crimini bellici.

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