Imola, uccide a coltellate il marito allettato: il gip dispone i domiciliari in una struttura protetta

Imola, uccide a coltellate il marito allettato: il gip dispone i domiciliari in una struttura protetta
Imola, uccide a coltellate il marito allettato: il gip dispone i domiciliari in una struttura protetta

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna, M. Cristina Sarli, ha concesso gli arresti domiciliari alla donna di 78 anni che ha ucciso a coltellate il marito coetaneo, Francesco Mongardi, all’interno della loro abitazione a Imola.

La donna, alla quale è stata diagnosticata una grave forma di demenza senile, lascerà il carcere per essere accolta in una struttura psico-geriatrica specializzata situata nella provincia di Modena.

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La decisione del gip e il trasferimento nel Modenese

Il provvedimento di attenuazione della misura cautelare è stato autorizzato dopo aver riscontrato il parere favorevole del pubblico ministero, che ha valutato l’idoneità terapeutica e contenitiva della residenza individuata per la presa in carico dell’indagata.

Fino al momento del trasferimento, fissato per la giornata del 9 settembre, la donna resta piantonata nel reparto infermeria della sezione femminile del penitenziario della Dozza a Bologna.

L’aggressione mortale in via Bellini

L’omicidio si è consumato nell’appartamento coniugale situato in via Bellini a Imola. A lanciare l’allarme è stata la badante della coppia, che al suo ingresso nell’abitazione ha trovato l’anziana con gli abiti completamente intrisi di sangue e ha immediatamente allertato i carabinieri.

I militari dell’Arma e i sanitari del 118 intervenuti sul posto hanno soltanto potuto constatare il decesso di Francesco Mongardi, raggiunto da diversi fendenti sferrati con un’arma da taglio.

Il quadro accusatorio e i precedenti maltrattamenti

La vittima versava da tempo in condizioni di estrema fragilità: l’uomo era infatti costretto a letto a causa degli esiti invalidanti di un precedente ictus.

Sulla 78enne pende l’accusa formale di omicidio aggravato, alla quale la Procura ha affiancato la contestazione del reato di maltrattamenti in famiglia. Gli accertamenti investigativi hanno documentato una serie di pregresse violenze fisiche e continue minacce rivolte al coniuge prima dell’epilogo fatale.

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