La trappola dello sport accessibile
Bastano poche partite per acquisire confidenza con la racchetta da padel. Questa facilità iniziale spinge spesso a tentare recuperi acrobatici e torsioni che il corpo non è pronto a sostenere.
L’apparente semplicità della disciplina nasconde richieste atletiche importanti. I dati scientifici tracciano un quadro preciso dei rischi fisici legati alle partite del fine settimana.
Una revisione pubblicata nel 2026 su Applied Sciences ha esaminato la casistica clinica di 3.581 giocatori. L’indagine evidenzia come tendini e legamenti paghino il prezzo più alto, con il gomito e la spalla a guidare le criticità nella parte superiore del corpo.
Gomito, spalla e arti inferiori: le zone colpite
L’epicondilalgia laterale, nota comunemente come gomito del tennista, si manifesta di frequente anche tra chi impugna la pala da padel. Le continue vibrazioni all’impatto e la tensione dell’avambraccio infiammano le inserzioni tendinee.
I colpi sopra la testa, come smash e vibora, concentrano invece il carico meccanico sull’articolazione della spalla.
Le sollecitazioni su ginocchia e caviglie
Le dimensioni ridotte della gabbia non risparmiano la parte inferiore del corpo. Gli scatti brevi abbinati ad arresti improvvisi e repentini cambi di direzione scaricano forze elevate su ginocchia e caviglie.
I dati di una revisione sistematica apparsa sul BMJ Open Sport & Exercise Medicine quantificano l’incidenza in circa 3 infortuni ogni 1.000 ore di allenamento, quota che sale a 8 problemi fisici ogni 1.000 partite giocate.
Dettaglio di un campo da padel con racchetta e pallina.
I numeri tra i giocatori amatoriali
Molti praticanti arrivano al padel senza un passato sportivo recente o una preparazione atletica strutturata. Questo profilo amplifica la frequenza delle lesioni da sovraccarico.
Uno studio dell’Università di Palermo su 127 giocatori non professionisti ha rilevato che il 78,8% dei partecipanti dichiarava almeno un infortunio nei dodici mesi precedenti. Le tendinopatie al gomito e al tendine d’Achille sono risultate le più comuni.
Un’altra ricerca condotta in Belgio su 457 atleti ricreativi, con un’età mediana di 42 anni, ha ridimensionato il fenomeno pur confermando l’allerta: il 36,5% ha subito uno stop nell’anno di riferimento. Gli arti inferiori hanno raccolto oltre la metà delle lesioni, registrando un tempo mediano di recupero pari a 30 giorni.
Prevenzione e gestione dei carichi
Presentarsi in campo senza riscaldamento aumenta le probabilità di sovraccarico funzionale. Serve dedicare spazio a mobilità articolare, rinforzo muscolare e recupero graduale del ritmo gara, specialmente dopo periodi di inattività.
Anche la scelta della racchetta gioca un ruolo: il bilanciamento del peso e la rigidità dei materiali influenzano la quantità di vibrazioni trasmesse al braccio.
I segnali di dolore articolare persistente o accompagnato da gonfiore richiedono il parere di uno specialista sanitario, anziché essere ignorati per finire la partita.


