Julie Kegels vince il LVMH Prize 2026: trionfo dopo 2 anni e sole 5 collezioni

Julie Kegels vince il LVMH Prize 2026: trionfo dopo 2 anni e sole 5 collezioni
Julie Kegels vince il LVMH Prize 2026: trionfo dopo 2 anni e sole 5 collezioni

La designer belga Julie Kegels ha conquistato il prestigioso LVMH Prize 2026. L’annuncio sancisce un’ascesa fulminea per un marchio fondato appena due anni fa e arrivato a contare solo cinque collezioni all’attivo.

Kegels ha ricevuto il riconoscimento direttamente dalle mani dell’attrice Jennifer Lawrence durante la cerimonia ufficiale ospitata alla Fondation Louis Vuitton di Parigi.

photo by Saskia Lawaks courtesy LVMH Prize
La cerimonia di premiazione del LVMH Prize 2026 a Parigi.

L’edizione 2026 ha visto trionfare anche il designer cinese Zane Li, alla guida del marchio Lii, che si è aggiudicato il Karl Lagerfeld Prize. Il Savoir-Faire Prize è andato invece ad Anil Padia con la label Yoshita 1967, segnando lo storico debutto del Kenya tra i vincitori della competizione.

Tra i candidati giunti all’atto finale figuravano la statunitense Colleen Allen, il francese Gabriel Figueiredo con De Pino e Galib Gassanoff con Institution, marchio di base a Milano. La selezione europea comprendeva inoltre la stilista svedese Petra Fagerström, il britannico Harry Pontefract di Ponte e lo spagnolo Daniel del Valle Fernandez con The Valley.

Julie Kegels photo courtesy LVMH Prize
La stilista belga Julie Kegels.

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Ritratto della designer Julie Kegels.

La passerella metropolitana e la visione di Quick Change

La stilista aveva debuttato in passerella alla Paris Fashion Week presentando Quick Change, una collezione incentrata sulle metamorfosi del guardaroba quotidiano femminile. Lo show si era svolto in uno spazio urbano sotto un viadotto della metropolitana nel sedicesimo arrondissement.

La collezione ha integrato materiali insoliti e tecniche di riuso creativo, impiegando tovaglie vintage, lenzuola riciclate e strutture sartoriali decostruite. Le silhouette includevano camicie dalle spalle modellate come se fossero state stese con mollette da bucato e tubini stampati con motivi grafici non convenzionali.

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Un modello della sfilata Primavera Estate 2026 firmata Julie Kegels.

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Dettaglio sartoriale della collezione Primavera Estate 2026.

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Look da passerella alla sfilata parigina.

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Completo della collezione Primavera Estate 2026.

I capi puntano a creare un dialogo tra generazioni diverse di donne, pensato per essere condiviso o tramandato nel tempo. Ogni elemento della collezione cerca un equilibrio espressivo tra pragmatismo e sovversione visiva.

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Creazione presentata per la stagione Primavera Estate 2026.

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Modella in passerella per Julie Kegels.

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Proposta della linea Primavera Estate 2026 a Parigi.

Dalla Royal Academy di Anversa al panorama internazionale

Julie Kegels si è formata presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, guidata da figure storiche del gruppo degli Antwerp Six come Walter Van Beirendonck e Dirk Van Saene. Prima di fondare il proprio brand, ha svolto un tirocinio formativo della durata di un anno all’interno della maison Alaïa.

Il debutto ufficiale del marchio è avvenuto a Parigi con la collezione autunno-inverno 2024/2025 intitolata 50/50. Da allora il brand ha mantenuto il proprio quartier generale ad Anversa, operando con una struttura aziendale agile e indipendente.

La produzione poggia sul supporto di un team ristretto: la sorella segue l’organizzazione operativa delle sfilate, mentre collaboratori fidati fin dai tempi dell’accademia gestiscono sviluppo e fitting in laboratorio.

Espansione commerciale e riferimenti visivi

L’estetica del marchio ha trovato un riscontro commerciale immediato soprattutto in Asia, con il Giappone tra i mercati di riferimento primari. Il pubblico locale apprezza in particolare l’affinità con i principi del Wabi-Sabi, basati sull’accettazione dell’imperfezione e sul rigore artigianale.

Sul piano dei progetti futuri, la designer ha indicato Milano come sede ideale per un eventuale primo flagship store monomarca, puntando a consolidare la distribuzione europea con una strategia progressiva.

L’immaginario visivo della stilista attinge costantemente al cinema d’autore, citando True Romance di Tony Scott come riferimento per il contrasto tra innocenza romantica e tensione contemporanea.

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