Nardò allarga la teatroterapia a scuola: 12 classi coinvolte nel progetto per le emozioni

Bambini della scuola primaria impegnati in un laboratorio espressivo di teatroterapia
Il percorso espressivo aiuta gli studenti a gestire la sfera emotiva e le relazioni di gruppo in classe.

Tutte le dodici classi della scuola primaria Don Milani di via Crispi a Nardò prendono parte alla nuova edizione di “L’avventura è… diventare grande!”, l’iniziativa di teatroterapia a scuola coordinata dall’assessorato al Welfare. Il programma amplia il raggio d’azione rispetto alla sperimentazione avviata nel 2023 con otto sezioni, coinvolgendo adesso l’intero ciclo scolastico, dalle prime fino alle quinte classi dell’istituto comprensivo Polo 2.

L’estensione capillare del progetto nasce da una precisa necessità pedagogica: intervenire tempestivamente sulle difficoltà relazionali, sull’impulsività e sull’ansia che sempre più spesso condizionano l’infanzia tra i banchi di scuola. Ma in che modo l’esperienza teatrale riesce a trasformare le tensioni del gruppo classe in occasioni di crescita?

Oltre la recita: perché la teatroterapia non è una semplice esibizione

Oltre la recita: perché la teatroterapia non è una semplice esibizione

Esiste un diffuso malinteso secondo cui portare il teatro negli istituti primari coincida unicamente con la preparazione della classica recita di fine anno, basata sulla memorizzazione meccanica di copioni e sulla ricerca del plauso del pubblico. La realtà scientifica ed educativa della teatroterapia applicata segue una logica diametralmente opposta.

L’esperienza non punta alla performance estetica, ma agisce come una pratica psico-corporea ed espressiva che usa il linguaggio scenico come strumento clinico ed educativo. Secondo l’impostazione metodologica sistemico-relazionale adottata nel percorso, il teatro costituisce uno spazio intermedio protetto tra realtà e immaginazione, nel quale i bambini possono dare forma alle proprie tensioni interne senza il timore di essere giudicati.

Viviamo purtroppo in una società che ha modelli difficilmente raggiungibili e una richiesta costante di performance estetici, sociali e scolastici. Tutto questo ha ridotto lo spazio per le imperfezioni, gli errori e la ricerca autentica di noi stessi. Un contesto che coinvolge pienamente e ugualmente genitori e figli e che nei bambini provoca disagio, ansia e difficoltà relazionali, quindi una immaturità emotiva di fondo.

L’analisi evidenziata dalla vicesindaca e assessora al Welfare Maria Grazia Sodero chiarisce le radici del disagio attuale: quando la pressione alla riuscita cancella lo spazio per l’errore, i più piccoli finiscono per manifestare fragilità attraverso comportamenti oppositivi o chiusure emotive.

Dalla prevaricazione all’ascolto: i bisogni emersi in classe

Il lavoro sul campo svolto nelle edizioni precedenti ha evidenziato schemi comportamentali precisi. Tra i problemi più frequenti figurano la prevaricazione verbale, la difficoltà nel rispettare lo spazio altrui e una bassa tolleranza alla frustrazione, spesso accompagnate da una marcata competitività a scapito dell’empatia.

A complicare il quadro intervengono anche fattori esterni al contesto scolastico, come una genitorialità iperprotettiva che tende a eliminare ogni ostacolo privando i figli di sane esperienze di limite, e un accesso precoce e non mediato a contenuti digitali complessi. Il laboratorio interviene direttamente su questi nodi attraverso dinamiche mirate.

Criticità rilevata nel gruppo Risposta del laboratorio teatrale
Invasione degli spazi e prevaricazione verbale Esercizi di consapevolezza corporea, limite e ascolto reciproco
Ansia da prestazione e giudizio dei pari Improvvisazione libera senza copione in contesto non giudicante
Bassa tolleranza alla frustrazione Rielaborazione simbolica dell’errore e strategie di problem solving
Individualismo e competizione rigida Cooperazione attiva nel gruppo e valorizzazione dell’empatia

L’integrazione tra la dimensione corporea (movimento, voce e gestualità), la sfera simbolica (narrazione e gioco di ruolo) e quella relazionale permette a ogni alunno di esplorare molteplici aspetti di sé, scoprendo risorse alternative per gestire le frustrazioni quotidiane.

Come si struttura il percorso e chi guida i laboratori

Come si struttura il percorso e chi guida i laboratori

Il percorso nei dodici gruppi classe adotta un modello integrato che unisce teatroterapia e psicoterapia, richiamandosi esplicitamente ai sistemi educativi all’avanguardia del nord Europa, come quelli diffusi in Finlandia, Danimarca e Norvegia, dove l’educazione socio-emotiva attraverso l’arte è parte integrante della formazione.

L’attuazione del programma si articola attraverso passaggi metodologici ben definiti:

  • Esplorazione corporea e vocale: presa di coscienza del proprio corpo, del respiro e dei confini fisici nello spazio condiviso con i compagni.
  • Improvvisazione e gioco simbolico: sperimentazione guidata di ruoli differenti per decostruire comportamenti rigidi e sviluppare l’autoregolazione.
  • Rielaborazione sistemico-relazionale: decodifica delle dinamiche emotive emerse durante l’azione scenica per trasformare i conflitti in cooperazione.
  • Restituzione scenica finale: coinvolgimento attivo delle famiglie all’interno dello spazio rappresentativo.

Il team multidisciplinare e il patto con le famiglie

La conduzione degli incontri è affidata a una squadra di figure specializzate: Chiara Albanese (teatroterapeuta e Tecnico della Terapia non verbale Benenzoniana), Martina Lisi (psicologa e psicoterapeuta), Giulia Fiore (danzaterapeuta) e Tamara Pappadà, referente e coordinatrice dell’intero progetto.

Un cardine determinante dell’iniziativa riguarda la fase conclusiva del percorso. I genitori non assistono passivamente come semplici spettatori, ma partecipano attivamente alla restituzione scenica insieme ai figli: questo passaggio da osservatori a partecipanti trasforma l’evento in un momento concreto di ascolto intergenerazionale e di riparazione dei legami affettivi.

💚 Offrire ai bambini gli strumenti per comprendere ed esprimere le proprie fragilità è il primo passo per costruire aule scolastiche più serene e collaborative.

✨ Il passaggio dalla competizione all’ascolto condiviso mostra l’efficacia di un modello educativo che mette al centro il corpo e le relazioni autentiche.

📱 Pensi che percorsi simili dovrebbero diventare strutturali in tutte le scuole primarie?

👇 Lascia un commento qui sotto e condividi la tua esperienza su come la scuola può supportare la crescita emotiva dei più piccoli.

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