Ospite al podcast Tintoria, condotto da Daniele Tinti e Stefano Rapone, Paolo Migone ha espresso giudizi durissimi sul panorama televisivo italiano e sul futuro della comicità sul piccolo schermo. A 70 anni, lo storico volto del cabaret ha attaccato senza filtri la gestione Mediaset e diversi colleghi dello spettacolo.
L’attacco a Mediaset e il futuro di Zelig
Il dibattito si è aperto analizzando il calo di ascolti e d’impatto registrato dalle ultime edizioni di Zelig. Migone ha collegato direttamente la parabola discendente della trasmissione all’uscita di scena di Claudio Bisio, oggi 69enne.
«Ora che va via Bisio muore tutto», ha dichiarato il cabatterista toscano. «Pier Silvio mette bocca nella comicità, ma non sa nulla, come si permette? Hanno comprato il marchio per 6 milioni di euro, ma non lo sanno fare. Fanno il Grande Fratello, L’Isola degli stron*i».
Le bordate a Teresa Mannino e Paolo Ruffini
La trasmissione di Canale 5 non è stata l’unica a finire nel mirino. Interrogato sulla conduzione affidata a Teresa Mannino, 55 anni, Migone non ha usato mezzi termini, criticandone la gestione sul palco con toni pesanti.
Il giudizio sugli spettacoli teatrali
Parole altrettanto aspre sono state riservate a Paolo Ruffini, 47 anni, in merito ai progetti teatrali realizzati insieme ad attori con sindrome di Down.

«Non mi piace quando lavora coi Down, è un furbo», ha affermato Migone durante la puntata. «Per me è uno che non sa fare niente e lo sa fare benissimo. Per ora vince lui e i soldi se li fa lui».
Il percorso artistico di Paolo Migone
Nato a San Paolo del Brasile il 23 giugno 1956 e cresciuto a Livorno, Migone si è formato alla scuola di teatro di Bologna prima di approdare al cabaret nazionale.
Caratterizzato dal celebre impermeabile bianco e dall’occhio truccato di nero, l’attore ha legato per decenni la propria carriera alle principali edizioni di Zelig, portando in scena monologhi incentrati sulla vita di coppia e sulle contraddizioni quotidiane.

