All’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il ruolo di Presidente di Giuria è affidato a Maggie Gyllenhaal. La cineasta si trova a valutare una selezione di ventuno pellicole in Concorso che include soltanto due registe donne: la danese May el-Toukh con Woman Unknown e Rachel Szor, co-regista di Naza insieme a Yuval Abraham.
La presenza di Gyllenhaal al vertice della giuria internazionale assume una valenza precisa, considerando la matrice femminista già espressa nel suo lungometraggio La Sposa!, rilettura post-punk del mito di Frankenstein incentrata sull’autodeterminazione. La regista ha ribadito come il rifiuto dei condizionamenti esterni costituisca il baricentro espressivo della propria carriera cinematografica.
Maggie Gyllenhaal alla proiezione di Ink e cerimonia di apertura dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia
La denuncia sul divario di genere e l’arrivo al Lido
Durante la conferenza stampa inaugurale accanto al direttore Alberto Barbera, Gyllenhaal ha analizzato apertamente le difficoltà strutturali del panorama produttivo contemporaneo. L’autrice ha evidenziato come le disuguaglianze nell’industria cinematografica globale derivino da barriere economiche persistenti.
«La mancanza di donne a Venezia è un problema sistemico», ha spiegato la Presidente di Giuria. «Penso sia molto più difficile per le donne rispetto agli uomini ottenere finanziamenti per i loro film. Inoltre è possibile che i temi affrontati dalle donne non siano sempre considerati arte di alto livello. Ma chi decide cosa ha valore?».
La Presidente di Giuria Maggie Gyllenhaal al photocall inaugurale a Palazzo del Casinò
Maggie Gyllenhaal durante il photocall della giuria alla Mostra di Venezia
Un ritratto di Maggie Gyllenhaal in occasione del photocall della giuria
L’evoluzione dei look sul red carpet veneziano
Al suo sbarco in laguna, la regista ha sfoggiato un taglio french bob abbinato a un power dress blu, proseguendo poi gli impegni istituzionali con un completo spezzato nero firmato The Row. L’approccio visivo richiama un’estetica sobria, con richiami al glamour classico rielaborato in chiave moderna.
Per la cerimonia d’apertura e la proiezione di Ink di Danny Boyle, la scelta è ricaduta su un abito nero lungo Celine con maniche affusolate e scollatura intrecciata, accostato a stringate flat maschili e gioielli Bvlgari della linea Serpenti. Nel secondo red carpet, la regista ha optato per un modello asimmetrico monospalla Haute Couture di Balenciaga.
Maggie Gyllenhaal sul red carpet per la proiezione del film Ink
Maggie Gyllenhaal alla proiezione di 15/18 A Place To Heal in Sala Grande
Il 7 settembre, per la consegna del Leone d’Oro alla carriera a Ellen Burstyn, Gyllenhaal ha mostrato una combinazione della collezione autunno-inverno 2025 di Chloé composta da pantaloni sartoriali e blusa con ruches color melanzana. A completare l’insieme, occhiali da sole Dior e parure Bvlgari.
Maggie Gyllenhaal sul red carpet per il Leone d’Oro alla carriera a Ellen Burstyn
La regista al Festival di Venezia durante la serata dedicata a Ellen Burstyn
“Flesh Impact”: l’opera dedicata a Marilyn Monroe
In occasione del centenario della nascita di Marilyn Monroe, Gyllenhaal ha portato al Lido, fuori concorso, il cortometraggio di 22 minuti Flesh Impact. Il film evita la cronaca biografica classica per esplorare un’ipotesi temporale alternativa in cui l’attrice è sopravvissuta oltre la notte del 5 agosto 1962.
Ellen Burstyn interpreta l’anziana diva durante un provino all’interno di un black box theater newyorkese, mentre Dakota Johnson recita i momenti di massima esposizione mediatica dell’icona. Il cast del cortometraggio vede anche la partecipazione di Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi.
Una scena del cortometraggio Flesh Impact diretto da Maggie Gyllenhaal
Il legame con la Mostra e il percorso artistico
Il rapporto tra Gyllenhaal e il Lido si era consolidato già nel 2021 con La figlia oscura, esordio alla regia tratto dall’opera letteraria di Elena Ferrante che le valse il Premio per la Migliore Sceneggiatura. Il film ricevette in seguito tre candidature ai premi Oscar, affrontando il tema della complessità materna.
L’arrivo di Maggie Gyllenhaal al Lido in vista dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
La carriera di attrice era decollata nel 2002 con il ruolo di Lee Holloway in Secretary di Steven Shainberg, presentato al Sundance Film Festival, che le fruttò la prima nomination ai Golden Globe. Quel progetto aprì la strada a interpretazioni complesse in produzioni come SherryBaby, Stranger Than Fiction e Il ladro di orchidee.
Nel 2008 ha impersonato Rachel Dawes nel blockbuster Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, ottenendo poi nel 2009 una nomination all’Oscar per Crazy Heart al fianco di Jeff Bridges. La duplice veste di autrice e interprete ha definito il posizionamento indipendente che caratterizza ora i suoi criteri di giudizio al Lido.











