A circa 650 chilometri a sud-ovest del Cairo, tra le sabbie roventi dell’altopiano di Abu-Tartur, i paleontologi hanno riportato alla luce un ricco deposito di denti fossili risalente a circa 75 milioni di anni fa.
I reperti testimoniano che questa porzione del Sahara ospitava un ecosistema marino popolato da enormi predatori. Tra le specie identificate spicca il Cretoxyrhina mantelli, uno squalo preistorico capace di superare gli 8 metri di lunghezza.
Il cimitero fossile dell’altopiano di Abu-Tartur
La ricerca, condotta da Tarek Yassin dell’Università del Cairo e da Jorge D. Carrillo-Briceño dell’Università di Zurigo, è stata pubblicata sulla rivista Cretaceous Research. I campioni provengono dalla Formazione Duwi, un orizzonte geologico del Cretaceo superiore compreso tra gli 83 e i 72 milioni di anni fa, raccolti durante diverse campagne di scavo tra il 2020 e il 2025.
Nell’area di Maghrabi-Liffiya, il team ha identificato 14 denti isolati appartenenti a cinque specie di squali lamniformi:
- Cretalamna cf. C. maroccana (prima segnalazione in Egitto);
- Scapanorhynchus cf. S. raphiodon (prima segnalazione per l’intero continente africano e parente stretto dell’attuale squalo goblin);
- Serratolamna cf. S. serrata (prima segnalazione in Egitto);
- Squalicorax bassanii (prima segnalazione in Egitto);
- Squalicorax pristodontus.
Denti fossili di squalo rinvenuti nel sito di Abu-Tartur in Egitto.
Questi taxa si sommano a due specie già documentate in precedenza nel medesimo giacimento: Scapanorhynchus cf. S. rapax e Cretoxyrhina cf. C. mantelli. Il totale di sette specie lamniformi rende Abu-Tartur uno dei siti a più alta biodiversità di condritti fossili mai registrati in Egitto.
Il predatore dominante: Cretoxyrhina mantelli
Ribattezzato dai paleontologi “squalo Ginsu” per via dei margini taglienti dei suoi denti, Cretoxyrhina mantelli apparteneva alla famiglia Cretoxyrhinidae. Gli scheletri cartilaginei degli squali si decompongono rapidamente, motivo per cui ad Abu-Tartur si conservano prevalentemente gli elementi dentari smaltati.

Anatomia e ruolo nella catena alimentare
I reperti completi rinvenuti in Nord America stimano per questo animale una lunghezza tra i 7 e gli 8 metri, una massa corporea di circa 5.000 chilogrammi e una struttura idrodinamica paragonabile a quella del grande squalo bianco contemporaneo.
I segni di morsi impressi su ossa fossili indicano che Cretoxyrhina si nutriva regolarmente di mosasauri, plesiosauri e grandi pesci ossei, collocandosi al vertice della catena trofica del Cretaceo.
Un mare tropicale dove oggi c’è il deserto
Nel tardo Cretaceo il clima terrestre era notevolmente più caldo di quello attuale, con calotte polari quasi assenti e un livello marino globale fino a 170 metri superiore rispetto a oggi. Vaste zone continentali si trovavano sommerse da mari epicontinentali caldi e poco profondi.
Panoramica dell’altopiano desertico di Abu-Tartur.
L’area di Abu-Tartur costituiva il margine esterno della piattaforma continentale, caratterizzato da ricchi depositi di fosforite formatisi dall’accumulo di materia organica marina. Questa abbondanza di nutrienti sosteneva una fitta rete trofica, permettendo la coesistenza di molteplici predatori lungo diversi milioni di anni di sedimentazione.



