L’attrice premio Oscar Susan Sarandon ha denunciato apertamente le ritorsioni professionali subite negli Stati Uniti a causa delle sue prese di posizione contro la politica israeliana.
Le dichiarazioni sono arrivate direttamente dal Lido, dove l’artista è arrivata per presentare The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, seconda pellicola italiana in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.
La denuncia sul boicottaggio a Hollywood
Secondo quanto riferito dall’attrice, il blocco nei suoi confronti resta sistematico all’interno dei grandi circuiti cinematografici statunitensi.
“Ci sono ancora film che non mi vengono proposti, con agenzie che dicono ai registi di non darmi un ruolo”, ha spiegato Sarandon durante l’incontro con la stampa.
L’interprete ha collegato queste restrizioni a una crescente presa di coscienza dell’opinione pubblica americana sull’impegno finanziario e bellico di Washington a supporto di Israele, un tema rimasto a lungo privo del dovuto scrutinio nei media d’oltreoceano.
Lo spazio nei progetti internazionali
L’ostracismo da parte delle agenzie statunitensi ha spinto l’attrice a orientarsi verso produzioni estere ed europee per proseguire la carriera.
“Ci sono molti progetti a livello internazionale nei quali per fortuna mi sento accolta”, ha precisato Sarandon, sottolineando come la stessa dinamica abbia colpito diversi colleghi.
La scelta del regista italiano Andrea Pallaoro di assegnarle una parte centrale in The Echo Chamber rappresenta, secondo l’attrice, una chiara rottura rispetto alle pressioni attuate dall’industria cinematografica americana.

