Venezia, affitti fino a 12mila euro per 30 metri quadri: la crisi svuota le Mercerie
Le Mercerie di Venezia perdono i loro negozi storici. Nella via che per decenni ha rappresentato il cuore dello shopping di lusso veneziano si contano almeno sei saracinesche abbassate, strette tra il calo dei consumi e canoni di locazione insostenibili.
Mentre Calle Larga XXII Marzo continua ad attrarre i grandi marchi globali con affitti superiori ai 100mila euro mensili per ampie metrature, le Mercerie non reggono il passo. Per spazi ridotti compresi tra 20 e 30 metri quadri, i proprietari chiedono canoni che oscillano tra gli 8mila e i 12mila euro al mese.
Fatturati in calo fino al 40% e affitti bloccati
«Un tempo i negozi chiusi alle Mercerie non esistevano, c’era persino un mercato sotterraneo per le buoneuscite», spiega Roberto Panciera, presidente di Confcommercio Venezia e titolare dello storico punto vendita Lacoste vicino alla Torre dell’Orologio.
I dati di settore mostrano una contrazione marcata. Rispetto al periodo pre-Covid, i ricavi medi registrano flessioni tra il 20% e il 40%, aggravate dal commercio elettronico e dai cambiamenti nelle abitudini di acquisto.
I proprietari dei locali non hanno adeguato le richieste al nuovo scenario economico. Molti locatori preferiscono lasciare gli immobili sfitti anziché rinegoziare al ribasso, mentre le metrature medio-piccole tipiche della zona non risultano più appetibili per i grandi marchi internazionali.
A questo quadro si aggiunge la denuncia di Setrak Tokatzian, presidente dell’associazione Piazza San Marco, che punta il dito sulla pressione turistica: «Nelle Mercerie la calca è tale che non si riesce nemmeno a guardare una vetrina. Gli affitti sono sempre aumentati e la via ha perso la sua identità originaria».

La mappa delle chiusure e l’avanzata del food
La fisionomia commerciale della direttrice tra Rialto e San Marco è profondamente mutata. Negli ultimi mesi ha chiuso il punto vendita di cosmetici Mac, seguito dall’ottica Ferretti e da diversi spazi commerciali limitrofi, oltre al vuoto lasciato dall’ex sede Carive.
Al posto delle boutique di abbigliamento e calzature subentrano negozi di souvenir a basso costo o attività di ristorazione.
I nuovi ingressi commerciali
Lo spazio di 300 metri quadri su quattro piani precedentemente occupato da Dolce & Gabbana, sfitto dal 2017, riaprirà come ristorante. L’immobile è stato rilevato dalla società Corallo Rosso della famiglia Deng, già attiva in Riva degli Schiavoni, con un progetto per 90 coperti autorizzati dalla Soprintendenza.
L’edificio terra-cielo di cinque piani all’angolo con Calle Larga San Marco, un tempo sede di Alberta Ferretti, è stato invece affittato a una catena internazionale del settore alimentare. Poco distante, in Calle Larga XXII Marzo, gli spazi lasciati liberi da Yves Saint Laurent vedranno l’arrivo del brand californiano di abbigliamento sportivo Alo Yoga.
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